Attenzione
Il silenzio che offende la ragione
Ha un brutto sapore e anche un cattivo odore questa storia di occhi che dovrebbero vedere e non vedono, di sviste che speriamo siano solo sviste, di silenzi che feriscono come e...
Ha un brutto sapore e anche un cattivo odore questa storia di occhi che dovrebbero vedere e non vedono, di sviste che speriamo siano solo sviste, di silenzi che feriscono come e più di mille parole sbagliate. Non c’è solo lo scippo di un panorama fra i più belli dell’intera costa, non c’è solo lo sciagurato condonicchio spacciato per «punizione dell’abuso», quei 100 mila euro che sanno di elemosina, ennesimo schiaffo a una città che potrebbe presto dover fronteggiare emergenze ancor più drammatiche e non può sopportare di vedersi ferita e offesa.
Ferita perché quello di via della Pace è un esempio di pessima amministrazione pubblica. Pari comportamento in un’azienda privata avrebbe determinato il licenziamento del responsabile con tanto di richiesta di danni. Qui invece ci siamo dovuti sorbire la lezioncina dell’assessore che ha spacciato la multina da 100mila euro come «opportuna sintesi tra finalità private (...) e indicazioni impartite dal Comune». Poi, più niente: dopo la ferita, anche l’offesa della strategia del silenzio. Parlo di offesa, perché sa tanto di brutto gioco: vi faccio sfogare, poi quando vi siete stancati tutto finirà nel dimenticatoio. A parte il fatto che l’orrore dell’operazione Robin Hood al contrario (prendi quel che è di tutti e regalalo a pochi) – in assenza di fatti nuovi – resterà lì a futura vergogna e memoria, l’impressione è di esser trattati come in piena sindrome da marchese del Grillo, il personaggio di Alberto Sordi che diceva «Io so io e voi nun siete un c...».
Qui invece di tanti sudditi ci sono solo domande senza risposta. Chi poteva accorgersi, e in quali fasi, cosa fossero realmente quelle palazzine? Chi doveva controllare i lavori lo ha fatto veramente o ha fatto finta? Quando ci si è accorti dell’abuso (palazzine più alte del progetto originario, che avrebbe comunque oscurato il panorama); come si è arrivati a stabilire che non si poteva far altro che un condonicchio? Perché ci si è precipitati a stabilire che la demolizione di quanto è irregolare fosse impossibile, perché tutta questa fretta? Perché chi fa una veranda abusiva deve demolire e va a processo e la ditta dello scempio no?
Niente, solo silenzi. A parte l’ex assessore Luigi Faggiani, che ha sentito puzza di scaricabarile e ha puntualizzato («Se non vi piaceva quel che avevamo fatto potevate cambiare tutto»), il resto è solo un muro di gomma. Possibile che fra i componenti delle commissioni urbanistiche che hanno avuto fra le mani le carte non ci sia uno che senta il bisogno di spiegare? Eppure fra questi ci sono personaggi che occupano tutt’ora cariche di rilievo e c’è anche il segretario di zona del Pd, Valerio Fabiani.
Niente, neanche la più doverosa delle frasi: «Cari piombinesi, abbiamo sbagliato e vi chiediamo scusa». Non avrebbe chiuso il caso ma avrebbe ridato almeno dignità a chi non ha alcun sentimento da contrapporre all’amore per il proprio territorio di tanti cittadini che non sopportano questo scempio. Ecco, mettiamola così: non avendo ragioni da contrapporre alle ragioni son costretti a tacere.
@s__tamburini
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