Il Tirreno

Ditte d’appalto al tracollo Nardi promette un aiuto

di Giorgio Pasquinucci
Ditte d’appalto al tracollo Nardi promette un aiuto

Incontro tra la Cna, il sindaco e il commissario straordinario della Lucchini Aziende strette tra il congelamento dei debiti dell’azienda e il sistema bancario

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Molte delle imprese d’appalto della Lucchini sono ormai in una situazione drammatica. I crediti accumulati prima del 21 dicembre sono stati congelati con l’avvio dell’amministrazione straordinaria e questo si ripercuote negativamente anche sulla possibilità di accesso al sistema bancario. Una vera tenaglia sotto la cui stretta anche ditte storiche rischiano di sbriciolarsi.

Una situazione che ieri mattina è stata al centro di un incontro tra la Cna (rappresentata Emanuela Minelli e Giulia Massini ed alcuni imprenditori), il commissario straordinario della Lucchini Piero Nardi, accompagnato dal direttore degli affari generali Francesco Semino, e il sindaco Gianni Anselmi.

Nei libri delle Lucchini sono iscritti circa 1.400 fornitori. Solo le imprese che aderiscono alla Cna si sono visti bloccare una decina di milioni di fatture relative al lavoro prestato alla vecchia gestione. Ancora di più sono i crediti delle aziende che fanno invece capo alla Confindustria.

«La Lucchini ha cercato di venire incontro alle situazioni di maggior difficoltà versando acconti – riconosce Emanuela Minelli – ma questo solo in parte attenua le difficoltà. Ci sono imprese che hanno assunto lavoratori a tempo determinato i cui contratti sono in scadenza e che si domandano quale sarà il loro futuro. A questo si aggiunge il fatto che la Lucchini, che sta sfruttando i suoi impianti al 50-60%, ha fortemente diminuito il ricorso al lavoro in appalto».

L’azienda in qualche modo riconosce i sacrifici fatti da tante piccole imprese, che a tutti gli effetti hanno funzionato da banca durante la vecchia gestione. Per questo da parte del commissario Nardi è emersa la disponibilità ad esaminare periodicamente la situazione dei pagamenti, tenendo conto, per quanto possibile, delle aziende che storicamente lavorano per la Lucchini e delle situazioni di maggiori difficoltà.

«Il congelamento dei debiti al 21 dicembre – spiega ancora Emanuela Minelli – ha provocato un vero tracollo del rating delle imprese, gran parte delle quali sono ora impegnate in una ristrutturazione del debito, operazione in genere non è molto gradita dalle banche».

Si è infatti spezzato il sistema che consentiva alle ditte di ottenere anticipazioni sul fatturato Lucchini e, per ottenere altro credito, ora le banche chiedono che prima sia restituito ciò che avevano in precedenza anticipato. Ci sono dunque imprese che si trovano a chiudere vecchi conti e nel contempo a dover chiedere altri soldi a tassi sostenuti.

Tutto questo in un quadro che continua a porre serie interrogativi a breve e a medio termine sul futuro Lucchini. Il commissario avrebbe sostenuto che l’azienda ha ordini fino a settembre. Ha rinunciato alla fermata dell’altoforno che era stata programmata ad aprile ma sta già valutando quella più lunga di agosto, che ovviamente avrà ripercussioni immediate sull’indotto.

In più c’è la scadenza, il 21 giugno, del mandato. Il commissario entro quella data dovrà presentare il suo programma al governo. L’azienda lascia trapelare che sono in corso vari contatti con possibili acquirenti, ma su questa è una parte del lavoro preferisce un discreto silenzio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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