Il dolore
Siderurgia, senza governo gravi rischi
Dirigenti e parlamentari all’incontro voluto dai sindacati: cresce la preoccupazione per il futuro del polo industriale
PIOMBINO. Ha girellato per un po’ in attesa che cominciassero i lavori. Poi, quando avrebbe voluto raccontare la sua condizione di esodato Lucchini, costretto a vivere sulle spalle della mamma pensionata con mille euro al mese, se n’è andato. Non ce l’ha fatta.
Quelle parole mancate hanno parlato più di altre. Hanno dato un volto al clima di preoccupazione sul destino del polo industriale, sottolineato di rosso nell’incontro voluto da Fim, Fiom e Uilm. Aggravato dalla legge Fornero e dalla mancanza di ammortizzatori sociali adeguati. A partire da una legge che rafforzi i contratti di solidarietà, auspicata da Luciano Gabrielli (Fiom).
La siderurgia: un dramma o un’opportunità? La domanda era questa. Risposta più probabile, la prima. Perchè la scadenza del 21 giugno si avvicina e il commissario Nardi lo ha detto chiaro. In mancanza di interventi forti, la chiusura non sarà più uno spettro. E gli interventi forti competono al governo. Che non c’è.
Sedie occupate Salone del Centro giovani pieno. Forze politiche al completo. Particolarmente numerosa la delegazione del Pdl. Quattro deputati (Silvia Velo, Luca Sani e Andrea Manciulli del Pd, Marisa Nicchi di Sel), il presidente della provincia Kutufà e dell’Autorità portuale Guerrieri. I dirigenti di Lucchini, Magona e dei sindacati. Qualche delegato. Qualche associazione.
Sostanzialmente,una platea di addetti ai lavori. Assente il sindaco Anselmi, ammalato.
Dagli interventi, una dozzina, accenti diversi sulle responsabilità. Nel rispetto del ruolo di maggioranza e opposizione. Qua come a Roma. E un comune denominatore: fare pressing e farlo in maniera unitaria.
I ritardi Graziano Martinelli, Rsu Fiom, ha snocciolato tutti gli indicatori che avrebbero dovuto far capire che aria tirava. Fin dai tempi della vendita ai russi, appresa da un’agenzia. E la denuncia del fatto che il caso Piombino ha scaldato poco o niente gli animi dei vertici nazionali delle organizzazioni sindacali. «Se la fabbrica chiude, facciano a meno di presentarsi», ha concluso.
Al contrario, è stato valorizzato in molti interventi il diverso atteggiamento tenuto dai sindacati e dalle istituzioni regionali e locali, contraddistinto da una coesione importante.
Aspettando il miracolo Perchè è quello che serve. Il miracolo potrebbe prendere forma insieme al governo e all’adozione di una politica industriale capace di incidere sulle possibili sinergie tra i diversi stabilimenti siderurgici del Paese. E, a Piombino, tra Lucchini e Magona. Infrastrutture, energia, portualità. L’emanazione del decreto sviluppo per le aree di crisi complessa, con implicito riferimento all’arrivo della Concordia. La necessità di arrivare velocemente ad un governo stabile, di cambiamento, è stato tra i tasti più battuti.
Oltre Roma Il ruolo dell’Ue è stato affrontato ripetutamente. Fin dall’introduzione di Fausto Fagioli (Fim) che ha inquadrato il ragionamento negli scenari europei ed extraeuropei. Mantenere in Italia quei 12 milioni di tonnellate della quota comunitaria è tra i passaggi su cui si è soffermato Mirko Lami (responsabile europeo della siderurgia Fiom) che ha messo sul piatto, insieme all’improponibilità dell’acciaieria elettrica, l’attenzione verso tecnologie innovative.
La battaglia di Piombino Marisa Nicchi l’ha chiamata così, sottintendo la necessità di mantenere unito il fronte in difesa del polo industriale e legandolo a una politica governativa di cambiamento. «Con un milione di posti perduti in un anno - ha aggiunto- , è indispensabile fare di tutto per salvaguardare i 5 mila di Piombino».
Anche Vincenzo Renda (Uilm) nelle conclusioni, ha sottolineato la necessità di evitare che il Paese diventi importatore d’acciaio. E ha chiesto la convocazione rapida del tavolo ministeriale.
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