Il Tirreno

Cinghiali fra le case, dopo Bucine ora a Val di Denari

Cinghiali fra le case, dopo Bucine ora a Val di Denari

I residenti protestano per le continue scorribande Danneggiati gli argini dei campi e distrutti muri a secco

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PORTOFERRAIO. Dopo il Bucine, Val di Denari . Torna d’attualità il problema ‘cinghiali’. E con loro i sistematici “passaggi” di orde di ungulati in prossimità delle case abitate nell’immediata periferia di Portoferraio. A lanciare l’allarme questa volta è un gruppo di agricoltori della zona di Val di Denari e, insieme con loro, anche alcuni proprietari di case coloniche, sempre della medesima zona. In questi ultimi giorni hanno assistito a frequenti visite di famiglie di cinghiali, che si sono spinti lungo la strada vicinale fino alle loro abitazioni, naturalmente alla ricerca di cibo. E quando sono affamati, si sa, che arano i campi e i dirupi, alla ricerca di radici o di radiche, di cui sono soliti nutrirsi. Qual è il risultato finale? I poderi appaiono arati. «Come se fosse passata una squadra di contadini – dice un coltivatore di Monte Orello – che però hanno lavorato male e a singhiozzo: cioè un po’ da una parte sollevando zolle molte grosse e un po’ da un’altra parte, comunque non in modo omogeneo. Ma così facendo rendono impraticabili le colture». Lavoro vanificato. «Peggio della grandine – commenta un secondo contadino che ci ha segnalato il danno – Ma è mai possibile che non si riesca a porre rimedio alla calamità?». In verità, le istituzioni si sono mosse. In prima fila il parco che ha, fin dal 2002, sollevato il problema invitando chi di competenza ad analizzare il caso e invocando un limite alla proliferazione degli ungulati. Difatti, dopo questo intervento si conobbero i primi risultati. Si ridussero notevolmente i danni causati da questi animali selvatici. Dalle 43 visite denunciate del 2001 alle 8o del 2004. Poi un’altra ripresa nel 2007 (29 eventi) e successivo calo (solo sei) del 2008, stando a quanto pubblicato dal parco nazionale. Oggi, dunque, siamo in ripresa, in spinta ascensionale. Ma non sono solo gli agricoltori del centro Elba a denunciare danneggiamenti. Ci sono anche quelli della Zanca e di Sant’Andrea, che incrementano così il coro delle proteste. «Qui c’è rischio di frane – dicono – Nella ricerca di sollevare il terreno, gli animale con il muso rompono i muriccioli a secco dei terrazzamenti; così facendo c’è serio pericolo che le piogge torrenziali causino smottamenti di terra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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