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IL PAESAGGIO DETURPATO DALLE “SVISTE”

di GIORGIO PASQUINUCCI

di GIORGIO PASQUINUCCI Della vicenda delle palazzine di viale Michelangelo quello che forse più sconcerta è che tutto, salvo il parziale abuso fatto dal costruttore, è avvenuto con procedure del...

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di GIORGIO PASQUINUCCI

Della vicenda delle palazzine di viale Michelangelo quello che forse più sconcerta è che tutto, salvo il parziale abuso fatto dal costruttore, è avvenuto con procedure del tutto regolari. Un piano regolatore adottato nel 1994, rimasto lì, soggetto ad osservazioni e modifiche, fino alla sua approvazione nel 1997. Circa 28mila metri cubi, uno dei più consistenti interventi edilizi degli ultimi anni, collocati su un terreno delicato da ogni punto di vista. Sono passati ben 12 anni prima che quel piano cominciasse a decollare con l’approvazione del piano di lottizzazione, passato al vaglio dei tecnici del Comune, della commissione edilizia e della conferenza dei servizi per la verifica paesaggistica e in ultimo del consiglio comunale. Infine il rilascio, quasi automatico del permesso di costruire.

Sedici anni che non sono stati sufficienti ad impedire lo “scempio” di un piccolo fazzoletto di terra, nato quasi per caso e neppure ben tenuto, che offriva tuttavia un panorama stupendo sull’Arcipelago. Il fatto che balza agli occhi dei cittadini e che ne suscita la rabbia è questo: il risultato.

Sviste. Ma siamo sicuri che prevedere 28mila metri cubi in una area così delicata possa essere liquidato come una svista? E il piano di lottizzazione, che pur poteva prevedere una migliore distribuzione di quei volumi, è anche questa una svista? Per ammissione dello stesso assessore all’urbanistica, non è stata un’occasione mancata ma una scelta. Si è preferito dividere l’intervento edilizio in due settori, concentrando in quello ad Ovest «compromesso da fabbricati già esistenti di notevole dimensione» per alleggerire quello ad Est.

La difformità edilizia – un edificio più altro di 65 centimetri e gli altri di un metro – è stato solo l’incidente di percorso che ha consentito al Comune di fermare i lavori e quindi comminare la sanzione. Senza quell’errore del costruttore, intenzionale o no, il risultato per il panorama di via della Pace sarebbe stato lo stesso, non certo evitato da 60 centimetri in meno, perché in realtà gli errori seri sono stati a monte. E sono, senza dubbio, sia tecnici che politici. Ora, forse più che le punizioni, non c’è che da far valere l’esempio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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