Sicurezza
Palazzine contestate, una bufera sul Comune
Cittadini protestano: inadeguata la sanzione di 100mila euro al costruttore L’assessore Francardi: «La legge non consente neanche la parziale demolizione»
PIOMBINO. La conclusione che il Comune ha dato alla vicenda delle palazzine di viale Michelangelo ha suscitato un vero putiferio. Le critiche dei cittadini sono arrivate da tutti i possibili canali, compresa la rete, mentre il consigliere dell’Udc Luigi Coppola ha nel contempo presentato un’interrogazione al sindaco. Al fondo c’è l’amarezza, quando non la rabbia, di vedersi cancellato uno spazio, quello in via della Pace, diventato familiare, un punto panoramico che offriva una vista eccezionale sull’Arcipelago. A questo si aggiunge una punizione dell’abuso commesso in più dal costruttore, l’impresa Giorgi di Riotorto, che sono in molti a ritenere inadeguato: circa 100mila euro di ammenda, ma l’edificio resta. Anche se il Comune ha suggerito, ed a quanto pare il costruttore accettato, di realizzare le torrette in vetro e non in cemento e di delimitare la terrazza con un parapetti con una ringhiera per non pregiudicare ulteriormente la visuale.
Il Comune era intervento a metà febbraio ordinando la sospensione dei lavori delle tre palazzine contestate, dopo che i vigili edilizi e l’ufficio tecnico avevano riscontrato difformità rispetto al permesso a costruire rilasciato nell’ottobre del 2011. In sostanza il solaio di copertura di uno degli edifici (quello più sulla destra visto da via della Pace), risultava più alto di 65 centimetri. Quello a fianco, la cui costruzione era partita da da più in basso, era invece più alto di un metro e 23.
«Abbiamo sospeso i lavori al primo indizio – sottolinea l’assessore all’urbanistica Luciano Francardi – per cercare di capire quali erano le possibilità di intervenire anche in maniera sostanziale».
Questo ha creato comunque delle aspettative nell’opinione pubblica, che ora si sente “beffata” dalla applicazione di una semplice, anche se non irrilevante, sanzione amministrativa. Ci si aspettava, nella sostanza, una parziale demolizione degli edifici in modo da restituire quel panorama che si ritiene in qualche modo “scippatto” alla comunità. «Abbiamo esaminato questa eventualità – spiega però l’assessore – ma la legge non ce lo consente». Il Comune ha agito sulla base dei poteri che gli sono attribuiti all’articolo 139 delle legge urbanista regionale (la n° 1 del 2005) che prevede sì la demolizione delle opere abusive realizzate, ma pone anche un limite: «Qualora, sulla base di motivato e preventivo accertamento dell’ufficio tecnico, la demolizione non possa avvenire senza pregiudizio delle parte in conformità, l’autorità comunale competente applica una sanzione pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguenza alla realizzazione delle opere, valutato dall’ufficio tecnico comunale».
Tra i contestatori qualcuno invece ritiene che dovesse essere applicato l’articolo 133 della stessa legge, che prevede invece la demolizione se si supera di 30 centimetri la quota prevista dal permesso di costruire. «Questo però – spiega ancora Francardi – in presenza di una prescrizione di allineamento rispetto ad edifici vicini, che non è il nostro caso».
In sostanza per il Comune di due edifici sono stati costruiti solo in parziale difformità. «Le volumetrie – ribadisce l’assessore – sono state rispettate». Non c’erano dunque le condizioni, secondo i tecnici del Comune, per imporre la demolizione di in piano, senza rimborsare il proprietario.
Francardi torna a far presente che con i soldi dell’ammenda sarà comunque realizzato un belvedere, «in un area più ampia ceduta dal Comune per un’altra convenzione edilizia, attrezzato con verde e panchine». E non accetta affatto di passare alla storia come un cementificatore, ricordando che ha fatto adottare un regolamento urbanistico «a incremento zero di consumo del suolo fuori dal perimetro urbano. Tutto quello che sarà fatto andrà a riqualificare e rigenerare la città e non ad occupare altro suolo».
Qualche errore di valutazione in questa vicenda deve tuttavia essere stato pur commesso. Il piano regolatore del 1997, approvato durante la gestione dell’urbanistica dell’assessore Luigi Faggiani, dava la possibilità di realizzare nella zona dei Pozzetti 27.780 mc. Il piano di lottizzazione presentato nel 2009 dall’allora proprietario dei terreni, l’architetto Claudio Allesina, fu approvato senza osservazioni dal consiglio comunale. Sarebbe stata quella l’occasione per disporre una più adeguata distribuzione dei volumi. Accanto al lotto ceduto poi nel 2011 da Allesina all’impresa Giorgi, che ne sono infatti altri dove le volumetrie sono state tenute più basse.
Evidente che sia al momento dell’esame del piano di lottizzazione, sia poi in fase di permesso di costruire, non è stata presta sufficiente attenzione all’impatto che le tre palazzine (due in particolare) avrebbero avuto sul punto panoramico di via della Pace.
In quella zona infatti il terreno è in forte pendenza e, anche se gli edifici non superavano (salvo le difformità) il piano di via della Pace, comunque avrebbero impedito la vista sul mare e sulle isole di cui si poteva godere dal piazzale. Di questo evidentemente nessuno si è accorto, nè i tecnici, nè la giunta e neppure il consiglio comunale. Il costruttore ci ha messo del suo, iniziando la costruzione da un livello superiore a quello prescritto. Ma è del tutto evidente che anche senza questa infrazione il risultato sarebbe cambiato di poco.
“Sviste” che oggi risultano evidenti anche all’Udc Coppola, che tuttavia ritiene che «l’indennizzo ai cittadini, in quanto lo scempio è a carico della comunità, di 100mila euro sia una soluzione fortemente discutibile». Coppola ritiene necessaria, quindi, un’ulteriore verifica per «sanzionare con un criterio più adeguato che serva da deterrente a futura memoria». E chiede direttamente al sindaco se considera congrua la sanzione di 100mila euro e se sia opportuno impegnarla per realizzare il nuovo piazzale panoramico. Per Coppola, insomma è necessario che sia fatta maggiore chiarezza sull’intera vicenda prima di trovare una soluzione che archivi tutto.
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