Sicurezza
Nella prima assemblea pubblica è già scontro sul Comune unico fra Campiglia e Suvereto
Convinti assertori della fusione i sindaci in carica, avversari gli ex primi cittadini e le minoranze Ai milioni che si potrebbero sbloccare e reinvestire, si oppongono principi di identità storica e civile
SUVERETO. Parata di sindaci vecchi e nuovi alla prima assemblea pubblica per discutere sulla fusione fra i Comuni di Campiglia e Suvereto, come soluzione alla legge che prescrive entro l’anno di accorpare le funzioni per ridurre la spesa pubblica.
Oltre a quello di Suvereto Pioli e di Campiglia Soffritti, sono intervenuti gli ex primi cittadini suveretani Gasperini e Pazzagli, oltre a rappresentanti delle opposizioni Parodi e Zucconi, con un serrato dibattito che si è protratto fino a tarda ora. Convinti assertori della fusione i sindaci in carica, avversari della stessa gli ex e le attuali minoranze, oltre agli interventi del pubblico.
La legge mette a scelta fra convenzione o l’unione dei Comuni (che manterrebbero le autonomie attuali), mentre la fusione è più radicale. Pioli ha ripercorso tutte le problematiche sottolineando i vantaggi della fusione sostenuta dal Pd.Tutto ruota intorno all’obiettivo di ottenere contributi pubblici e i 7 milioni di Campiglia bloccati dal patto di stabilità, dal quale sarebbe escluso il nuovo Comune per tre anni. «Suvereto non potrà garantire nemmeno i servizi essenziali – ha sottolineato ancora Pioli – e se prevarrà il no alla fusione al referendum, inviterò i vincitori a mostrarci come far quadrare il bilancio». Rossano Pazzagli ha invece sottolineato la struttura portante del Comune, entità vicina alla gente, dopo otto secoli di storia: «Dal 1970 Suvereto ha fatto grandi passi in avanti guadagnandosi apprezzamenti unanimi ed ora si vuol cancellare tutto? Anche sugli incentivi che dovessero arrivare – ha chiesto l’ex sindaco – chi garantirà la ricaduta su Suvereto? I servizi si possono perseguire senza cancellare il Comune, mentre la fusione non è un obbligo di legge e pochissimi Comuni la faranno. La realtà suveretana sarà quella di 3.000 abitanti di una piccola frazione di un Comune di 17mila». Pazzagli ha poi chiesto come mai la Val di Cornia non riesca più a lavorare insieme.
L’argomento Val di Cornia e l’abbandono di politiche unitarie è stato sottolineato anche dall’ex sindaco Gasperini: «Siamo in assenza di una politica comprensoriale e di questo non si può dare colpa solo a Piombino – ha affermato – con cui bisognerà interagire, sperando in un superamento delle Province. Ma bisognerà pensare anche ad affrontare un possibile no alla fusione da parte dei suveretani ad ottobre, restando solo due mesi per poi fare altre scelte ed evitare di essere commissariati».
Parodi, per l’opposizione, ha ricordato che «mettendo insieme due miserie non si fa un Comune ricco», accusando il Pd comprensoriale di aver sconfessato i progetti di unione dei Comuni che dovevano partire già dal 2009. Il collega campigliese Zucconi ha criticato tutta l’operazione: «Una decisione improvvisata pensando solo ai soldi che, comunque, serviranno alle molte spese della riorganizzazione. C’è una grossa divisione fra i Comuni guidati tutti dal Pd, col fallimento del passaggio dal Circondario all’Unione dei Comuni tanto sbandierata».
Il segretario zonale Pd Fabiani si è chiesto come mai, vista la grande considerazione, il progetto Val di Cornia non abbia retto: «Forse non aveva basi solide – ha osservato – o meglio, stante la grave crisi, ci vuole una risposta nuova che si rifaccia all’Alta Maremma e l’Elba». Il sindaco di Campiglia Soffritti ha sottolineato l’importanza di un Comune che va valutata per quello che riesce a dare: «Dobbiamo essere orgogliosi di mettere insieme due ricchezze – ha concluso – quali Suvereto dove abito e Campiglia dove lavoro, per questo non dobbiamo sottovalutare i soldi che ci arriveranno e saranno per tutti. E il treno va preso quando passa».
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