Il Tirreno

Pompiere muore nella prova di rafting

di Luca Tronchetti
Pompiere muore nella prova di rafting

Davide Carlesi aveva 51 anni, lascia tre figli. È sparito sotto il canotto ribaltato, i compagni l’hanno ripescato senza vita

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BAGNI DI LUCCA. Una banale esercitazione di rafting si trasforma in tragedia sulle acque del torrente Lima nel comune di Bagni di Lucca. Muore tra le braccia dei colleghi il caposquadra dei vigili del fuoco Davide Carlesi, 51 anni, sposato, due figli, residente a Livorno e in forza al comando dei pompieri di Livorno e da tempo effettivo nella sede di Piombino. Non un neofita qualunque, ma un elemento di grande esperienza munito di apposito diploma di vigile-soccorritore in acqua e facente parte di una squadra d’intervento speleo-alpino- fluviale con base a Livorno. Grazie alla sua esperienza aveva partecipato all’operazione della Concordia e ai soccorsi agli alluvionati di Albinia. Dall’esame esterno del cadavere il medico legale non ha riscontrato segni importanti di traumi o lesioni ad organi vitali. E nemmeno tracce che possano portare a valutare un’ipotesi di annegamento. Resta quindi la causa naturale: un infarto improvviso dopo l’impatto in acqua. Anche se per maggior scrupolo il magistrato ha disposto l’esame autoptico che verrà eseguito nelle prossime 48 ore. Per tutta la giornata e sino a tarda sera i carabinieri hanno ascoltato come persone informate dei fatti i 7 vigili del fuoco che si trovavano con Carlesi al momento della tragedia e che per primi hanno cercato inutilmente di soccorrerlo e rianimarlo.

Canotto ribaltato. All’inizio gli inquirenti si erano soffermati su un particolare: il gommone ribaltatosi in acqua in un tratto in leggera pendenza. In realtà, stando alla procura, non ci sarebbe alcun mistero. Perché quel ribaltamento del mezzo acquatico da cinque posti era previsto nell’esercitazione. E i pompieri sapevano cosa fare e come comportarsi una volta nelle acque del torrente Lima. Davide Carlesi invece non è riemerso: la corrente lo ha trascinato per alcune decine di metri. Ma i compagni pompieri erano lì. E lo hanno afferrato nell’immediatezza portandolo a riva e iniziando le pratiche di salvataggio compresa la respirazione artificiale: era privo di sensi, cianotico, gli occhi sbarrati. La tragedia stava materializzandosi mentre si metteva in moto la macchina dei soccorsi. Erano le 13,42 quando è stato dato l’allarme. Davide Carlesi era lì. Steso lungo il greto del fiume con volontari e medici che per oltre un’ora hanno tentato con il massaggio cardiaco e con ogni altro strumento idoneo di rianimarlo. Ma tutto è stato inutile e alle 15,15 i sanitari hanno gettato la spugna.

Il cordoglio. «Eravamo arrivati ieri mattina per questa esercitazione. - racconta l’ingegner Silvio De Luca, responsabile dell’area logistica - Carlesi era un caposquadra esperto e molto quotato. Da oltre vent’anni faceva parte del corpo dei vigili del fuoco. Prima a Livorno, poi a Prato e infine negli ultimi anni al distaccamento di Piombino. Da anni aveva preso il diploma di soccorritore Saf e l’esercitazione serviva proprio per confermare l’abilitazione ottenuta anni prima. Quanto è accaduto ci lascia senza parole. I ragazzi che erano con lui sono sconvolti e tutti noi piangiamo, prima ancora che un valido collega, un caro amico che non si tirava mai indietro nei momenti difficili. Cosa è accaduto lo chiarirà la magistratura. Posso dire però che l’esercitazione era programmata e tutto si è svolto secondo i normali canoni». La compagna di Carlesi, i tre figli e altri parenti sono arrivati nella caserma di via Barbantini verso le 17,30 e sono stati accolti dal vice comandante Saccone e da tutti i colleghi del comando con grande umanità e infinito affetto.

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