Il Tirreno

Lucchini, le certezze possono finire in estate

di Giorgio Pasquinucci
Lucchini, le certezze possono finire in estate

Il commissario straordinario Nardi fa il punto della situazione con i sindacati A giugno consegnerà il programma al governo, ma da sola l’azienda non si salva

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il commissario straordinario Piero Nardi garantisce la continuità produttiva della Lucchini fino al 21 giugno, data entro la quale consegnerà al governo il suo programma, accompagnato dallo stato dei contatti con eventuali gli acquirenti. Chiederà una proroga di altri sei mesi, ma il quadro in cui potrà agire dopo non è affatto chiaro. È questo il dato più significativo dell’incontro che il commissario ha avuto ieri coi segretari della Fiom Luciano Gabrielli, della Uilm Vincenzo Renda della Fim Fausto Fagioli e coi coordinatori delle Rsu.

Quel che appare del tutto evidente e che oltre giugno la Lucchini non può andare avanti da sola e determinate sarà l’iniziativa del governo, che avrà un mese di tempo per approvare il programma del commissario. Nardi, se confermato, potrebbe trovarsi anche ad agire in assenza di attività produttiva e fare da semplice liquidatore.

Il commissario non ha nascosto ai sindacati le forti perdite causate a gennaio dalle difficoltà a rimettere in marcia l’altoforno. Molte materie prime sono state “bruciate” senza avere la possibilità di riprendere la produzione. Secondo alcune indiscrezioni la perdita a gennaio sarebbe stata di 16 milioni e a febbraio di altri 10, in ragione anche di un calo dei prezzi sul mercato che avrebbero vanificato - secondo l’azienda - gli sforzi per contenere i costi e rendere più efficiente il sistema. Nonostante ciò Nardi ha confermato, anche per non creare nuovi traumi all’impianto, di non avere intenzione di abbassare l’attuale trend produttivo dell’altoforno (circa 3.500 tonnellate al giorno di ghisa) e di agire invece, sul mix, dando priorità ai prodotti a più alto valore aggiunto come le rotaie e la vergella di qualità.

Ai sindacati ha confermato che sono in corso contatti con alcuni possibili acquirenti. Il suo obiettivo resta quello di vendere ad un grande gruppo siderurgico lo stabilimento integro, con gli attuali asset di Lecco e Condove ( Trieste potrebbe essere l’eccezione). Una rassicurazione data a domande precise dei sindacalisti, che hanno avuto in questi mesi notizie di visite e abboccamenti con società interessate a rilevare o ad affittare soltanto i laminatoi.

Per il momento la Lucchini, pur tra tutte le difficoltà resiste sulla linea individuata da Nardi, ma alla fine una riga dovrà essere tracciata, le proposte valutate e, magari, essere costretti a salvare il salvabile.

La mancanza di un governo stabile - ha sottolineato tra l’altro Nardi - non aiuta in questo momento la ricerca di un compratore, che avrebbe bisogno di un quadro di garanzie (basti pensare alle bonifiche). Lo stesso vale per le politiche industriali e le sinergie che un governo autorevole potrebbe favorire tra Taranto e Piombino, come da tempo auspicano i sindacati. L’Ilva dovrà infatti chiudere due altiforni e rinunciare a due milioni di tonnellate d’acciaio all’anno. Una quota che potrebbe essere riversata a Piombino. Ma Taranto fa coils e Lucchini i lunghi. Per adeguare Piombino sarebbero necessari forti investimenti che, al momento, non si capisce chi potrebbe sostenere. Si guarda anche al’Europa, ai provvedimenti che il commissario Tajani proporrà a giugno per la siderurgia, ma il quadro resta preoccupante.

Fim, Fiom e Uilm stanno preparando un convegno per l’8 aprile al Centro giovani. Inviteranno a discutere tutti i parlamentari eletti in Toscana, le istituzioni e l’azienda. Già il titolo scelto “Siderurgia, un dramma o un’opportunità”, fa capire la situazione che sta attraversando il settore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini