Il Tirreno

Ecco il Codice rosa, rete anti violenza al Pronto soccorso

di Melisanda A. Massei

Il servizio dovrà fare emergere i casi di maltrattamento Già 22 episodi registrati a Villamarina dall’inizio dell’anno

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PIOMBINO. Il suo nome è Codice rosa, secondo un linguaggio che evoca in maniera immediata quello che da sempre classifica le attività del Pronto soccorso.

Ma non c’è solo questo: innanzitutto perché il progetto – nato per tutelare e aiutare chi ha subito una violenza – non coinvolge solo l’ambito sanitario, ma al contrario coinvolge una molteplicità di soggetti messi in rete da una organizzazione di contatti e relazioni. In secondo luogo, i destinatari non sono soltanto le donne, ma anche gli anziani, i minori, i disabili, e chiunque altro si sia trovato a essere vittima di un atto di sopraffazione, fisica o psichica.

Il servizio. Il servizio è stato presentato al Centro giovani. Presenti l’assessore alle politiche sociali Anna Tempestini, Rosa Maranto, coordinatrice per l’Asl 6, il responsabile del Pronto soccorso di Piombino Paolo Tamberi, la responsabile di zona Donatella Pagliacci, Eliana Ghini (Centro Antiviolenza di Piombino), Maria Rocchi, referente del coordinamento aziendale del progetto per la Val di Cornia, Roberta Beccari, responsabile assistenza sociale di Piombino e il dottor Mario Atzeni, reparto di Pediatria di Villamarina. In più, alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine del territorio.

«Gli episodi di violenza – ha sottolineato Anna Tempestini – sono sempre più evidenti e diffusi, probabilmente perché esiste un maggior numero di realtà che li aiutano a emergere. Al tempo stesso, però, esistono ancora tantissime realtà sommerse, che speriamo di riuscire a portare alla luce». In sostanza, si tratta di predisporre - nei locali del Pronto soccorso - una stanza dove sia possibile accogliere, in maniera riservata e al riparo da sguardi indiscreti, la persona che abbia subito una violenza (o che si sospetta tale) e, dopo averle prestato le prime cure, cercare, quando possibile, di aprire con lei un percorso che coinvolga sia la sfera psicologica, sia gli eventuali aspetti formali e legali implicati nell’episodio che si ha di fronte.

Da qui, la necessità di una rete che possa garantire l’intervento congiunto dei vari soggetti compresi nel Codice Rosa, al fine non solo di trovare una soluzione concreta alle difficoltà della vittima, ma anche, e soprattutto, aiutarla a superare la cortina di silenzio che spesso, per motivazioni di ordine sociale e psicologico, avvolge in maniera drammatica chi si ritrova a subire un abuso. L’accordo è già stato stipulato a livello provinciale e dovrebbe essere protocollato al più presto anche a livello zonale.

I dati. Del resto i dati parlano chiaro: nei primi tre mesi del 2013 sono state 22 le persone che si sono rivolte al Pronto soccorso di Piombino dopo aver subito una violenza (le donne erano meno della metà), mentre nel 2012 gli episodi erano stati 122 su un totale di 3461 infortuni quantificati. Nel 2011 erano 134 su 4924 infortuni, e 197 su 5379 nel 2010, mentre nel 2009 ne sono stati registrati 187 a fronte di 6528 infortuni.

Numeri a cui si associano quelli forniti dal Centro Antiviolenza, al quale – nei suoi 15 anni di vita – si sono rivolte 600 persone. «Non partiamo da zero – ha sottolineato Rosa Maranto – sul territorio già esistono esperienze, associazioni e reti che hanno svolto negli anni un lavoro importante. Questo nuovo protocollo, mettendo in comunicazione diretta Asl, Procura e forze dell’ordine, avrà soprattutto lo scopo di ridurre i passaggi ed evitare lungaggini tali da appesantire ulteriormente la condizione di chi già ha vissuto un’esperienza traumatica».

Il via a breve. A questo proposito, a breve partirà un percorso di formazione per i vari soggetti interessati e verrà anche approntato un manuale omogeneo delle procedure, affinché tutti, medici, operatori e altri siano in grado di capire in maniera esatta e veloce cosa sia necessario fare in determinate situazioni. Già attivato in vari centri della Toscana, il progetto ha già dato ottimi risultati portando i pochissimi casi emersi negli anni passati a 1455 nei Pronto soccorso di Lucca, Prato, Arezzo, Grosseto (il primo a partire) e Viareggio. «La stanza già esiste – ha concluso Tamberi – Adesso si tratterà di attrezzarlo in maniera adeguata per renderla un punto in cui il percorso di aiuto si inizia e si chiude. Adesso non è ancora così, ma cercheremo di garantire l’attivazione completa nel più breve tempo possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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