Gioco
Vita dura per i “piccoletti”, non si scappa dalle fusioni
Gli enti con meno di 3.000 abitanti costretti alle gestioni associate delle funzioni Alessi: «Il Comune unico è la soluzione». Ciumei: «Niente di più sbagliato»
PORTOFERRAIO. Sono i sindaci dei comuni più piccoli dell’isola d’Elba, entrambi sotto la soglia dei 3mila abitanti. Andrea Ciumei e Danilo Alessi, primi cittadini di Marciana Marina e Rio nell’Elba, da tempo si sono trovati costretti a sperimentare le strade degli accorpamenti e delle gestioni associate delle funzioni fondamentali, divenute obbligatorie con il decreto legge del 6 luglio 2012 della rinomata spending review di Monti. I comuni “piccoletti” che non rispondono alle linee guida del governo, vanno incontro alle sanzioni, fino al rischio di essere commissariati. Ma se per Danilo Alessi il passaggio al Comune unico sarebbe la via d’uscita più efficace per andare incontro alla razionalizzazione voluta dallo Stato, per Andrea Ciumei, sostenitore del comitato del no, va perseguita la strada delle gestioni associate, pur nelle difficoltà. E il Comune unico sarebbe una risposta sbagliata.
Ma partiamo dalla legge del governo Monti. Una strada che, innegabilmente, spinge le amministrazioni comunali più piccole verso la fusione delle funzioni amministrative fondamentali con uno o più vicini di casa. Il governo prevede che tutti i comuni con popolazione fino a 5mila abitanti, fino a 3mila se appartengono o sono appartenuti a comunità montane, esercitino obbligatoriamente in forma associata, mediante unione dei comuni o convenzioni la quasi totalità delle funzioni fondamentali (dalla polizia municipale, protezione civile, urbanistica etc.). Dallo scorso primo gennaio i piccoli comuni si sono dovuti muovere per associare almeno tre funzioni fondamentali, mentre le restanti gestioni associate dovranno essere sancite entro il 1 gennaio 2014. «In realtà il meccanismo lo stiamo sperimentando da tempo, ma è macchinoso e non funziona – spiega il sindaco di Rio nell’Elba Danilo Alessi – faccio un esempio pratico. Entro il 1 aprile prossimo dovrà entrare in vigore il consorzio per la gestione unitaria delle committenze tra Rio Elba, Rio Marina, Porto Azzurro e Capoliveri. Deve essere identificato un comune capofila, a cui spetteranno gli atti per l’affidamento dei lavori alle ditte. Ciò dovrebbe comportare una semplificazione, ma nel concreto finisce solo per complicare la gestione. Basta prendere l’esempio della gestione associata sul turismo, ne abbiamo parlato per un anno e i risultati del nuovo organismo non si sono mai visti».
I sostenitori del sì al Comune unico credono che, di fatto, i piccoli comuni non abbiano altra scelta, se non quella di confluire in un solo ente per completare con efficacia una semplificazione della gestione amministrativa. Il rischio è che il proliferare, complicato, delle gestioni associate renda l’Elba difficilmente governabile dagli otto comuni. Chi è contrario, invece, non si fida di questa soluzione. «Il sistema delle gestioni associate può funzionare – sostiene il sindaco di Marciana Marina, Andrea Ciumei – gestiamo già con Marciana e Campo la protezione civile e il sociale, a breve Marciana Marina confluirà nella gestione associata di polizia municipale di Campo e Marciana. Associare le funzioni è possibile, semmai i problemi emergono nei piccoli comuni quando, ad esempio, la polizia municipale assolve compiti più ampi rispetto al ruolo predefinito e, spesso, le stesse funzioni assolte non sono uniformi e coincidenti rispetto agli altri comuni che compongono la gestione associata. Trovare una sintesi, in questi casi, è più complicato». Passare al Comune unico, quindi, sarebbe la strada più efficace. «Niente affatto, non ci sarebbe niente di più sbagliato – spiega Ciumei, fermo sostenitore del no al Comune unico – resettare la struttura attuale dei servizi per poi ridefinirla creerebbe dei problemi rispetto, ad esempio, alle posizioni dei lavoratori che, in base al contratto, prestano un certo tipo di servizio all’ente di riferimento. Una soluzione migliore, per quanto mi riguarda, sarebbe accorpare i tre comuni del versante occidentale. Non si perderebbe l’identità e, al tempo stesso, si ridurrebbero i costi e si avrebbe la semplificazione amministrativa che ci viene chiesta».
Per Alessi, invece, il sì al referendum per il Comune unico sarebbe il modo più immediato per dare un futuro anche ai comuni più piccoli. «Le gestioni associate sono sempre delle scommesse e il più delle volte zoppicano – commenta il sindaco Danilo Alessi – se dovesse prevalere il no al referendum andare nella direzione della semplificazione voluta dal governo sarebbe molto più complicato».
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