Attenzione
Concordia, ci si mette anche Palermo
Il sindaco Orlando candida il capoluogo siciliano per lo smantellamento, Rossi ribadisce: «La nave resta in Toscana»
PIOMBINO. La vicenda dello smantellamento della Concordia si arricchisce di una nuova puntata, con l’inserimento di Palermo nel braccio di ferro Piombino-Civitavecchia.
Ieri pomeriggio infatti le agenzie hanno battuto una dichiarazione del sindaco Leoluca Orlando, secondo cui «i cantieri navali di Palermo sono il candidato migliore per effettuare i lavori di smontaggio del relitto della Costa Concordia». Orlando ha sottolineato anche che «le dimensioni del bacino palermitano sono ottimali e, soprattutto, le maestranze della nostra città hanno già accumulato grande esperienza in questo tipo di lavori su navi grandi e grandissime».
Da Palermo, ricorda inoltre il sindaco, sono partiti i grandi cassoni necessari per il lavoro di recupero del relitto al Giglio. «Spero quindi che questa esperienza e questa professionalità - conclude Orlando, con stoccata finale a Piombino - siano adeguatamente valorizzate per questo importante lavoro, senza gravare in modo esorbitante sulle casse pubbliche come avverrebbe con altre soluzioni».
La dichiarazione di Orlando seguiva di qualche minuto quella di un deputato siciliano del Pd, Davide Faraone, che annunciava un’interrogazione al ministro Corrado Clini, per chiedere «di considerare il porto di Palermo come il sito strutturalmente ed economicamente più adatto in questa circostanza. Chiederò inoltre di rivedere la decisione presa dal consiglio dei ministri: il governo dimissionario, infatti, in fretta e furia ha deciso che il relitto debba essere trasportato nel porto di Piombino. Peccato che il porto toscano non abbia i requisiti per accogliere una nave di quelle dimensioni. E perché – conclude Faraone – investire fondi pubblici, quando il porto di Palermo, potrebbe accogliere e operare sul relitto senza necessità d’investimenti preventivi sulle infrastrutture portuali?».
Insomma un altro deputato del Pd in azione, stavolta in favore di Palermo, dopo quelli toscani capitanati da Manciulli e Velo, in difesa della scelta di Piombino, contrapposti alla sfilza di deputati laziali dello stesso partito, impegnati per Civitavecchia.
La candidatura siciliana (che pure in una fase iniziale della vicenda era stava avanzata e poi accantonata per la distanza dal Giglio)in realtà sembra davvero solo un tentativo maldestro di inserirsi nella contesa, tanto più dopo le parole di Clini che ha già smorzato le aspettative di Civitavecchia, spiegando che la Concordia «è un rifiuto, che come tale va smantellato, recuperato e smaltito secondo le norme nazionali e le direttive europee», e specificando soprattutto che «a questo proposito la competenza è attribuita primariamente alla Regione Toscana».
Una presa di posizione rilanciata proprio dal presidente Enrico Rossi che in merito alla candidatura di Civitavecchia caldeggiata dal neogovernatore del Lazio Nicola Zingaretti, ieri ha detto che «la verità l’ha detta il ministro Clini. Siamo noi che dobbiamo esprimere la Valutazione di impatto ambientale. Se la Concordia fosse stata davanti a Civitavecchia avrebbe avuto ragione Zingaretti a dire quello che dice, altrimenti è giusto che la Toscana si gestisca questo problema. C’è la legge che lo dice perché la Concordia è sul nostro territorio».
La prossima settimana sarà comunque quella decisiva per chiudere la vicenda, visto che il governo Monti ha pochi giorni per emanare il decreto nel quale saranno individuate le risorse necessarie ad adeguare il porto in modo da poter accogliere la Concordia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

