Il Tirreno

Nel 2002 la prima gettata, poi il sequestro

Nel 2002 la prima gettata, poi il sequestro

Il terremoto giudiziario scosse le istituzioni e la politica, a febbraio le condanne per corruzione

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PROCCHIO. Era dall’ottobre del 2003, da quando la zona fu messa sotto sequestro dalla Procura di Genova, che i muratori non potevano più mettere piede nel perimetro della struttura. Un blitz che all’Elba in molti ricordano ancora. A Procchio arrivarono un ventina di militari, con auto, jeep e un elicottero. Da allora l’ecomostro è sempre rimasto lì. Iniziato a costruire nell’ottobre del 2002, un mese dopo l’alluvione abbattutasi sull’Elba occidentale, dopo il sequestro l’edificio è rimasto tale e quale ad allora. Negli ultimi dieci anni le sentenze della magistratura sono state ben quattro. Nel novembre del 2011 la Cassazione, dopo i due primi gradi di giudizio, ha rinviato i fascicoli a Genova (la procura titolare dell’inchiesta, essendo coinvolti nel procedimento dei magistrati toscani) dichiarando inammissibili le intercettazioni telefoniche. E la Corte d’Appello ligure, il 24 febbraio scorso, ha condannato per corruzione in atti giudiziari i costruttori Franco Giusti e Fiorello Filippi (a tre anni e sei mesi di reclusione), l’ex prefetto livornese Vincenzo Gallitto (a tre anni e quattro mesi) e dell’ex capo dei gip labronici Germano Lamberti (a quattro anni e nove mesi). La Suprema Corte aveva poi dichiarato estinti per prescrizione l’ex sindaco di Marciana Luigi Logi, l’immobiliarista Francesco Sinisgallo e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune Gabriele Mazzarri. Prescrizione che, per altri reati, aveva toccato anche gli stessi Filippi, Gallitto e Giusti. L’ex prefetto di Isernia Giuseppe Pesce (assolto per il reato di peculato), nonché vice di Gallitto, in questo filone aveva usufruito della prescrizione già in Appello. Parallelamente il tribunale di Genova, il 21 aprile 2009, aveva ordinato «la demolizione di quanto non edificato» e «il dissequestro e la restituzione agli aventi diritto del cantiere in sequestro». Così il Comune e la Regione hanno siglato un’intesa con l’impresa edile per la demolizione e la successiva ricostruzione del centro servizi dopo la messa in sicurezza del fosso di Vallegrande. Il tutto fra le proteste degli ambientalisti, che da mesi chiedono di spostare altrove l’area edificabile per i potenziali rischi idrogeologici.

Stefano Taglione

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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