Il Tirreno

Dentro le ruspe, l’ecomostro va giù

di Luca Centini
Dentro le ruspe, l’ecomostro va giù

Giorni contati per il centro servizi, simbolo di Elbopoli Da ieri l’impresa Giusti di Pistoia lavora alla demolizione

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PROCCHIO. Il primo colpo di ruspa rompe un silenzio lungo dieci anni. Poi altre botte vibranti, a cadenza regolare, si confondono con il vento, il rumore del motore acceso e con la nuvola di polvere sollevata dai denti d’acciaio. Decine di graffi sulla base di cemento armato rimasta immobile per anni, poi il primo pezzo dell’ecomostro si polverizza per staccarsi definitivamente. I lavori per la demolizione sono partiti ieri e, se i tempi annunciati saranno rispettati, il centro servizi divenuto simbolo della cementificazione selvaggia e dello scandalo giudiziario di Elbopoli sarà raso al suolo in un mese, così da permettere i lavori di messa in sicurezza idraulica del Genio civile, finanziati dalla Regione con 5 milioni di euro.

Sono le 10 quando, a Procchio, arriva il camion dell’impresa edile Giusti di Pistoia, la stessa che aveva tirato su il centro servizi messo sotto sequestro dalla Forestale e dalla Finanza dieci anni fa. L’impresa ha ancora in mano i permessi a costruire e, in virtù del protocollo di intesa firmato con la Regione e con il Comune, si farà carico dei lavori di demolizione della struttura. Alle 10,10 il bobcat scende dalla rampa del camion e, dopo aver varcato il cancello aperto venerdì scorso con un colpo di tronchesi dal sindaco Anna Bulgaresi, si fa strada con il braccio meccanico tra i cespuglli incolti, ferraglie e recinzioni sradicate senza troppa difficoltà. L’ecomostro è sullo sfondo, immobile: guarda la ruspa assestare i primi colpi alla base di cemento, a pochi metri dalla strada provinciale.

La scena è seguita da vicino dal sindaco Anna Bulgaresi e dal suo vice Daniel Giacomelli che osservano con attenzione gli operai della ditta Giusti. Un gruppetto di persone si avvicina, incuriosito per i movimenti nell’area dove per dieci anni non era più volata una mosca. Qualcuno si ferma con la macchina: «Abbattetelo!».

L’ecomostro è quello di dieci anni fa, minato alla sua base dall’abbandono e dal degrado. È un’idea sbagliata, abortita sul nascere e poi scivolata tra polemiche e vergogna.

La base di cemento è imponente, si estende per metri e metri. Anche troppo, considerato che le stesse indagini svelarono che i costruttori edificarono ben oltre i volumi previsti nei piani urbanistici. Grossi cilindri di cemento sono abbandonati a terra, avrebbero rafforzato la struttura delle palazzine in via di costruzione. 7.500 metri cubi tra appartamenti, uffici e attività commerciali. Con i piani sotterranei per accogliere i posti auto di chi, quel centro servizi, lo avrebbe dovuto abitare. E invece adesso, tra le ferraglie arrugginite dal tempo, i blocchi di cemento e le attrezzature da lavoro rimaste come dieci anni fa, resta solo il degrado. Un degrado che è rimasto imprigionato soprattutto nei piani sotterranei del centro servizi, dove ristagna ancora l’acqua dell’alluvione del 2002, quando il fosso che passava proprio sotto la struttura esondò, per poi invadere quelli che sarebbero dovuti diventare i garage. In alcuni punti l’acqua ristagnante è profonda un metro.

Il mostro di cemento si allunga per metri e metri, schiacciandosi fino a un soffio dal percorso del fosso. A distanza di anni dal disastro, viene da chiedersi come si poteva solo pensare di realizzare una costruzione del genere in un’area così a rischio dal punto di vista idrogeologico. La demolizione è propedeutica, appunto, all’intervento di messa in sicurezza idrogeologica con i soldi, 5 milioni di euro, della Regione Toscana. Ciò che accadrà dopo, però, è ancora aperto. Regione, Comune e impresa costruttrice hanno firmato un protocollo d’intesa che scandisce i tempi per la demolizione del centro servizi e la redazione del piano attuativo che dovrebbe portare alla ricostruzione del complesso edilizio da parte della stessa società che tirò su l’ecomostro. L’imprenditore Franco Giusti ha già annunciato di voler realizzare tre complessi edilizi, per un totale di 40 appartamenti. Ma il fatto che a ricostruire sia l’impresa che tirò su l’ecomostro è forte e le polemiche si sono accese ormai da mesi. L’incontro del 28 marzo in Regione, a cui sono invitati il sindaco Bulgaresi e il responsabile di Legambiente Umberto Mazzantini, sarà importante per capire il futuro dell’area che, fra circa un mese sarà liberata dal mostro di cemento.

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