Sicurezza
Magona, crisi e sacrifici per almeno altri due anni
Il presidente Maurange conferma fino al 2014 l’attuale marcia degli impianti Verso il rinnovo dei contratti di solidarietà. Il 4 aprile giornata di protesta
PIOMBINO. Almeno altri due anni di sacrifici per il lavoratori della Magona. È la realtà che è emersa dall’incontro che si è svolto giovedì tra il presidente di Arcelor Mittal Sud-ovest, Jean Luc Maurange, e i rappresentanti sindacali di fabbrica.
La multinazionale siderurgica conferma dunque l’attuale stato di marcia degli impianti, con un solo reparto di zincatura ed una verniciatura in funzione. Un situazione, avrebbe sostenuto Maurange, non irreversibile, anche se l’attuale situazione del mercato, caratterizzata da prezzi basi e limitati spostamenti di volumi, non consente ad Arcelor-Mittal di intravedere cambiamenti prima fino a tutti il 2014.
Funziona, invece, l’attuale sinergia tra Piombino e gli impianti di Gent, che fornisce a Magona i coils già laminati. In questo modo – secondo quanto confermato ai sindacati da Maurange – lo stabilimento piombinese avrebbe pareggiato i conti rispetto alle pesante perdite (si parla di 2-2,5 milioni al mese) che faceva registrare con l’impianto di laminazione funzionante.
«Magona seguiva con attenzione anche gli sviluppo della vicenda dell’Ilva – dice Claudio Valacchi, coordinatore Fiom nelle Rsu – ma anche su questo fronte i vantaggi che potrebbe trarre da una riduzione produttiva (2 milioni di tonnellate in meno imposti dall’autorizzazione integrata ambientale) dello stabilimento di Taranto sarebbero praticamente nulli sui prodotti zincati, ricadendo esclusivamente sul mercato dei coils laminati a caldo».
Il mercato continua a soffrire, caratterizzato da poca richiesta di volumi e da prezzi non remunerativi soprattutto nel settore dei prodotti verniciati. Scarsi anche gli effetti delle misure anti dumping adottate dall’Unione europea per i prodotti verniciati cinesi, ai quali si sono sostituite altre importazioni dai paesi del Sud-est asiatico.
Per Magona non si intravedono, dunque, possibilità di ripresa nel breve periodo, salvo un improbabile capovolgimento della situazione economica generale.
E ad aprile i sindacati si preparano a rinnovare i contratti di solidarietà, che finora hanno impedito che la crisi della Magona si abbattesse in un modo ancora più pesante sui lavoratori. In forza allo stabilimento ci sono ancora circa 540 dipendenti, che sono tuttavia presenti in fabbrica al 60%.
«È chiaro – sostiene Valacchi – che il ricorso agli ammortizzatori è solo un palliativo. Magona ha bisogno di uno sviluppo produttivo, anche se non si intravedere la possibilità di una soluzione interna».
Il sindacato guarda dunque all’Europa e, in particolare alle proposte che sta preparando il vicepresidente della Commissione Antonio Tajani, responsabile delle politiche industriali. «Non si può compere con i Paesi emergenti con la produzione di acciaio di massa – sostiene Valacchi – la siderurgia europea ha bisogno di aiuti per rinnovarsi, fare investimenti offrire prodotti di alta qualità».
Questo non toglie nulla all’opposizione dei sindacati europei alla politica industriale di Arcelor, che sta chiudendo molti dei suoi stabilimenti. Per questo il 4 aprile si svolgerà una giornata nazionale di protesta in tutti gli stabilimenti europei della multinazionale e a Piombino sta sta preparando uno sciopero.
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