Toscana
Stazione bocciata: inadatta ai disabili
Il presidente dell’associazione paraplegici Fedi durante un sopralluogo: «Inascoltate da 11 anni le nostre richieste»
PIOMBINO. È spuntato un cartello, alla stazione di San Vincenzo, in cui le Ferrovie avvertono che è in funzione il servizio di assistenza ai disabili. Si può chiamare 12 ore prima. Altrimenti? Si deve andare a prendere il treno a Campiglia.
Il cartello, prima del nostro articolo di qualche giorno fa sull’inaccessibilità della stazione ai disabili, a quanto dice Nada Sorrentino – che ha denunciato la situazione della stazione, giorni fa, al nostro giornale – non c’era. Ci siamo tornati insieme al 40enne Enrico Fedi, costretto da quasi 20 anni sulla sedia a rotelle a seguito di un grave incidente stradale. Insieme a lui, ad accompagnarlo, c’è il piombinese Marco Benedetti, volontario dell’associazione Paraplegici Val di Cornia, di cui Fedi è presidente.
Ad Enrico - che lotta da anni per il riconoscimento dei diritti dei diversamente abili - la risposta al nostro articolo da parte della Rfi, sosteneva all’incirca ciò che è scritto in quel cartello affisso sul binario 1, non è andata giù. E non è andato giù che le Ferrovie abbiano detto che la stazione di San Vincenzo, quando fu costruita decenni fa, non era stata progettata con accessi per disabili. «E perché? – si chiede Fedi – Le altre erano forse state progettate con accessi per disabili? No, ma qualcuna, come Campiglia, si è adeguata. Questa non può essere una scusa».
L’ascensore a pochi metri dal binario 1 porta solo alla passerella ferroviaria, ma non al binario 2. Sul binario 1, il sottopassaggio non è a norma. Solo scale. Su una parete del sottopassaggio, un cartello avverte del pericolo di allagamenti. Mesi fa c’era una vera e propria piscina, la stessa che si forma ad ogni acquazzone, rendendolo impraticabile.
La lista dei disservizi prosegue, e va al di là dei diversamente abili. I bagni sono chiusi da tempo. Sul binario 2 non c’è alcuna protezione per ripararsi dal sole o dalla pioggia.
Fedi richiese nel 2002 al servizio regionale delle Ferrovie una pedana per consentire il passaggio dei disabili da un binario all’altro, ed offrì alle Ferrovie, gratis, assistenza ai disabili stessi e la gestione del call center da parte dei volontari della sua associazione.
«La pedana la chiedemmo 11 anni fa – dice Fedi – e nessuno ci ha risposto. Faccio presente che una pedana per disabili costa poche migliaia di euro. Anche il Comune – prosegue Fedi – in tutti questi anni non ha preso posizione con la forza necessaria per ridurre le barriere architettoniche presenti».
Oltre al disabile, ha difficoltà a raggiungere il binario 2 anche l’anziano, la donna o l’uomo con un figlio nel passeggino, il viaggiatore che porti con sé molti bagagli.
L’amministrazione comunale fa sapere di aver presentato un progetto di ascensore per condurre al binario 2 già nel 2010, progetto temporaneamente accantonato a causa dei problemi strutturali che hanno costretto alla rimozione della vecchia passerella.
«Avevamo predisposto – ci spiega l’assessore ai lavori pubblici e all’ambiente Elisa Cecchini - un progetto di ascensore sul secondo binario. Purtroppo, con i problemi strutturali della passerella, che abbiamo dovuto rimuovere e sostituire, il progetto dell’ascensore si è momentaneamente fermato».
«Abbiamo tra l’altro chiesto a Rfi la messa a norma del sottopassaggio, e ci è stata data piena disponibilità. Ci vorranno ancora dei mesi – prosegue Cecchini - per risolvere il disagio. Personalmente, mi sono attivata dal 2010 per l’ascensore. Fino ad allora, non so che cosa abbiano fatto in proposito i miei predecessori, andrebbe chiesto a loro».
Mentre stiamo per andarcene, una persona ci ferma e ci dice che tutti sapevano da anni che la stazione di San Vincenzo non è accessibile ai disabili, e che quindi non serve a niente dimostrarlo. Incameriamo la stravagante lezione di senso civico e continuiamo a sperare non tanto di dimostrare, quanto di poter contribuire a risolvere qualche problema.
In questa vicenda c’è comunque da evidenziare come, anche in questo piccolo paese, se ci fossero più persone come Nada Sorrentino – che si è rivolta a noi per denunciare i disservizi della stazione, mettendoci la faccia – forse le cose, in generale, andrebbero meglio.
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