Il dolore
La strage continua, un’altra stenella morta
L’esemplare trovato dalla protezione civile sulla spiaggia di Pomonte, sesto caso elbano in due mesi
PORTOFERRAIO. La strage continua. Con una frequenza impressionante. Un’altra carcassa di stenella è stata trovata ieri mattina a Pomonte, sulla spiaggia a pochi metri dall’Ogliera. Un giorno prima un altro mammifero era stato avvistato a Colle Palombaia, sempre nel versante occidentale dell’isola. La moria, insomma, non si ferma. E le cause di così tante morti nel mar Tirreno restano ancora avvolte nel mistero.
Sono stati gli uomini della Protezione civile La Racchetta ad avvistare il mammifero spiaggiato. Il corpo era già visibilmente danneggiato dalla permanenza in acqua, sulla parte anteriore l’animale presentava dei buchi, probabilmente causati dai gabbiani. Gli uomini della Protezione civile hanno subito provveduto ad informare gli enti competenti e a predisporre le procedure per la rimozione della carcassa. I tessuti dell’animale saranno analizzati dai ricercatori, che ancora devono chiarire con esattezza i motivi della moria. A tale proposito è stato attivato un tavolo congiunto tra i ministeri della Salute e dell’Ambiente. Letizia Marsili, docente in biologia per l’università di Siena, rappresenta la Toscana. «Stiamo lavorando, ma è presto per identificare con certezza le cause delle morti – spiega la studiosa – le pessime condizioni della maggior parte delle carcasse recuperate complicano le indagini, i risultati stanno via via arrivando ma, al momento, non è stato isolato un fattore univoco che possa accumunare le morti dei mammiferi. La prossima settimana arriveranno altri esami, contiamo di vederci più chiaro». Con il ritrovamento di ieri i casi italiani salgono a 77 in Italia, sei all’Elba negli ultimi due mesi. In pratica, in due mesi, sono morte le stese stenelle che di solito muoiono in un anno. Secondo il rapporto provvisorio dei ministeri «il 50% delle stenelle finora esaminate (12 su 24) è risultato infetto dal virus del morbillo (morbillivirus), responsabile in passato di due gravi epidemie nel Mediterraneo (tra il 1990 e il 1992 e tra il 2006 e il 2008). Inoltre, su circa il 60% degli esemplari esaminati (20 su 32) è stato isolato «il batterio photobacterium damselae, responsabile di sindromi emolitiche ed emorragiche. Il ruolo di questo agente nell'anomalia in corso rimane tuttavia ancora da comprendere. In generale, «tutti gli animali si sono presentati fortemente infestati da parassiti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
