Il Tirreno

Fra Facebook, Twitter e show popolare, è il nuovo Panariello

di M. Massei Autunnali
Fra Facebook, Twitter e show popolare, è il nuovo Panariello

Il comico sarà sul palco del Metropolitan: «Piombino? Un contrasto splendido fra l’industria e il mare»

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PIOMBINO. Garbato, umano, discreto, e - soprattutto - divertente. La sua comicità sarà di scena al Metropolitan mercoledì prossimo, per un appuntamento che per Giorgio Panariello sarà quasi una sintesi tra passato e presente.

Panariello, lei conosce Piombino? E come no! Ci sono venuto tante volte all’inizio di carriera, sia a Piombino che nei dintorni, quando con i due “fratelli Lumière” Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni si girava la Toscana in lungo e in largo. Eccome se la conosco. La città dell’amico Aldo Agroppi! E la città dove sono venuto a recitare ne “Il borghese gentiluomo” di Molière e tra il pubblico mi ritrovai, incredibile, Pippo Baudo. Dovevo anche girarci un film, ma poi la cosa non è andata in porto.

Conosce la sua realtà sociale? Certo. La cinematografia del resto le ha riservato diversi omaggi, a partire da “La bella vita” di Paolo Virzì. Piombino vive di un contrasto splendido, quello tra l’industria e il fatto di essere una città di mare. Un chiaroscuro forte e bellissimo.

Che spettacolo sarà quello a cui assisteremo? Uno spettacolo un pochino diverso rispetto a quelli che ho fatto fino a questo momento, assolutamente nuovo nei testi. Soprattutto uno spettacolo in cui c’è un 80% di Giorgio e un 20% di Panariello.

In che senso? I monologhi che porterò sul palco saranno mie riflessioni personali, quelle di un uomo di mezza età che si confronta con un’esigenza fondamentale del nostro tempo, quella di comunicare bene. Il web è lo strumento più usato. Uno strumento che mi piace, mi diverte. Per questo ho aperto le mie pagine Facebook e Twitter.

Che sembrano funzionare molto bene. All’inizio ero un po’ diffidente. Uno si iscrive e non sa cosa dire: comunica la data di uno spettacolo, e poi? La cosa resta lì. A un certo punto, ho cercato di sfruttare il lato positivo di questo mezzo chiedendo al mio pubblico consigli e indicazioni sul manifesto, su quali personaggi portare in scena. Fin dalla scrittura questo spettacolo ha avuto uno strettissimo legame con la rete, e non a caso, si chiama “inmezz@voi!”: per parlare dei vantaggi e degli svantaggi di questo mezzo rivoluzionario.

Ma porterà in scena anche i suoi personaggi più conosciuti? Qualcuno sarà registrato, qualcuno lo interpreterò dal vivo. È uno spettacolo aperto, molto modulabile, anche nei bis, in pratica decido di volta in volta chi portare in scena, Mario il bagnino, Julio Iglesias, Renato Zero...

...e il suo personaggio nuovo, Silvano il Vaìa. ...certo, anche il Vaìa. Che è uno di quei personaggi che uno pensa possano andare bene solo in Toscana, e invece poi il successo arriva da Milano alla Sicilia.

Il segreto sta nel talento? Se mi diverto io, si diverte anche il pubblico. Questo è il segreto, ed è quel che da sempre cerco di fare. Andando incontro alla gente. Proprio come fa il mio personaggio, il Vaìa, appunto, che è il comico del bar, quello che se ne sta tutto il giorno a dire “se fossi un politico farei questo, se fossi l’allenatore della Nazionale farei giocare quest’altro...”. Quello che pensa la gente.

A proposito di politici. Se ne parlerà durante lo spettacolo? Sì, ma in senso molto ampio: la politica intesa come fenomeno di costume, per distinguere le sue differenze rispetto al passato. Accade all’inizio, io arrivo in scena e porto con me i simboli dei vecchi partiti, che poi metto a confronto con i simboli dei partiti e movimenti che stanno nascendo adesso. Stiamo vivendo un periodo di grande cambiamento, anche generazionale, con politici molto giovani che iniziano ad affermarsi. Una rivoluzione magari velocissima, ma necessaria.

Come molte altre città italiane anche la nostra vive un momento di crisi, in parte legata proprio all’industria. Il mondo dello spettacolo come si pone in questo contesto? Guardi, da questo punto di vista il titolo di questo show dovrebbe essere “Ce lo chiede l’Europa”. La gente ha bisogno di divertirsi. Io ogni mattina appena mi sveglio accendo Sky Tg24 e non c’è una notizia buona che sia una. E allora viene da pensare che il pubblico possa essere contento di vedere uno che trasforma in divertenti anche le cose cattive.

Del resto le sue date precedenti, penso a quella di Grosseto, ad esempio, hanno avuto molto successo.

Ho fatto una tournée un po’ più accorta. La gente adesso può permettersi questo genere di spese come prima, e poi il mio è un pubblico popolare, non sono mica intellettuali, è un pubblico che fa dei sacrifici, e bisogna tenerne di conto. E infatti ha funzionato bene, c’è stato anche un buon tam tam.

Beh, lei non avrà certo bisogno del tam tam per farsi promozione! Un ricordo vale per tutti: andai a vedere “La vita è bella” di Benigni prima che vincesse l’Oscar e fuori dal cinema c’era gente che diceva “boh!”. Non bisogna mai dare niente per scontato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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