Nel libro di Marrini il racconto delle lotte in Magona
PIOMBINO. Il due aprile di 60 anni fa cominciava l’occupazione della Magona. La storia di quel periodo, le lotte, la serrata, i licenziamenti, è raccolta nel libro di Michele Marrini “La fabbrica non...
PIOMBINO. Il due aprile di 60 anni fa cominciava l’occupazione della Magona. La storia di quel periodo, le lotte, la serrata, i licenziamenti, è raccolta nel libro di Michele Marrini “La fabbrica non chiuderà!Piombino 1953», appena uscito per le edizioni La bancarella con la collaborazione di Tiziano Arrigoni.
Il materiale raccolto, la vivacità del ricordo, l’attualità di alcuni passaggi, fanno apprezzare un racconto che va oltre la cronaca di uno tra i periodi più difficili per la città. Le pagine scorrono come in un romanzo in cui la fantasia non ha alcun posto.
Originario di Scarlino, Marrini entrò in fabbrica giovanissimo. Rappresentava la generazione che aveva vissuto la guerra anche attraverso l’azione diretta. Nel suo caso, partecipando alla Resistenza. Insieme ad altri, Marrini aveva contribuito alla ricostruzione dello stabilimento fino alla prima colata.
Poco più che ventenne, era già impegnato nella Cgil e nel Partito comunista. In un suo articolo sul giornale di fabbrica, parla della necessità che i ragazzi si organizzino in commissioni di reparto per far valere i propri diritti e per lavorare con maggiore sicurezza. Riduzione d’orario e guanti in pelle per gli ingrassini del treno a freddo. Più a rischio di altri.
Poi, l’inserimento dello stabilimento nel mercato mondiale, l’incapacità della classe industriale di far fronte all’aperura delle frontiere dovuta al piano Schuman, accelerarono la crisi produttiva e le prime ondate di licenziamenti. E intanto nel Paese cresceva la tensione politica in vista delle elezioni del giugno 1953, quelle della legge truffa. In questo clima, Michele e alcuni suoi compagni decisero di arrampicarsi sulla torre-tino per scrivere «La fabbrica non chiuderà». Un gesto simbolico, che non ebbe alcun seguito tra i lavoratori. Il 3 aprile la serrata, l’occupazione, il coinvolgimento della città e delle famiglie. E le rassicurazioni del prefetto che si infransero nell’irruzione e nelle botte della polizia. Restò il trauma e il danno enorme per Piombino. Infine, la ripresa a ranghi ridotti con la lettera di sottomissione che gli operai furono chiamati a firmare. Nonostante lo aspettassero anni da precario, Marrini scelse la libertà.(v.p.)
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