Il Tirreno

sette uomini allo sbando

Un’Odissea durata più di 3 anni

Un’Odissea durata più di 3 anni

Nave ed equipaggio abbandonati dall’armatore dopo l’incidente

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PIOMBINO. Erano le 17,55 dell’8 gennaio di tre anni fa quando scattò l’allame nel Canale. La Oglasa, il traghetto della Toremar da 1.833 tonnellate, in viaggio da Portoferraio a Piombino con 82 passeggeri a bordo, al largo del faro di piazza Bovio urtò la prua contro la fiancata della Ocean Drop, un piccolo mercantile di 73 metri di lunghezza, 11 di larghezza e 1.257 tonnellate di stazza, che batteva la bandiera di una piccola isola dell’arcipelago delle Antille, Saint Kitts e Nevis.

Il mercantile non era in condizioni di viaggiare e fu rimorchiato in porto, dove però c’era da far posto al traffico commerciale. L’armatore russo non trovò di meglio che abbandonare l’Ocean Drop, presto ribattezzata “nave fantasma”, ed i 7 membri dell’equipaggio, compreso una donna imbarcata come cuoca, per sette mesi senza stipendio e senza neanche un soldo per comperare qualcosa da mangiare.

Scattò la solidarietà dell’uomini di mare. Una gara che vide impegnato in prima persona l’allora comandante del porto Alessandro Russo. Furono aperte sottoscrizioni in tutti i settori di lavoro del porto. Caritas, San Vincenzo de’ Paoli ed associazione Gaibila raccolsero cibo ed indumenti. Un calvario comunque, per l’equipaggio dell’Ocean Drop, terminato solo con il rimpatrio nei vari Paesi di provenienza.

La nave fu presa in custodia dal tribunale, fino a che, nel settembre scorso, non si è tenuta l’asta. I soldi sarebbero dovuti andare prima di tutto ai marittimi, che si erano imbarcati pe un compenso di 500-600 dollari al mese. Ad aggiudicarsi l’asta per 70 mila euro fu la Soluzione srl si Calstenuovo Val di Cecina, una ditta che si occupa di vendere beni dismessi dallo Stato per conto delle Croce Rossa.

Con un avviso pubblico fu bandita la richiesta di personale, venti operai locali mai assunto. Nel giro di pochi giorni, infatti, il relitto fu venduto alla “BM Demolizioni di Verona che a gennaio ha iniziato la demolizione. Lo scafo è stato tratto solo parzialmente in secco e tagliato usando la fiamma ossidrica e grosse macchine. Ormai nel porto dell’Enel dell’Ocean Drop è rimasto ben poco.(g.p.)

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