Il Tirreno

«Elbopoli c’è ancora, politica debole rispetto agli affari»

di Luca Centini
«Elbopoli c’è ancora, politica debole rispetto agli affari»

PROCCHIO. «Non si tratta con chi è sotto processo per corruzione e ha commesso abusi edilizi accertati». Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Isole minori, ricorda bene Elbopoli. Dalla...

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PROCCHIO. «Non si tratta con chi è sotto processo per corruzione e ha commesso abusi edilizi accertati». Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Isole minori, ricorda bene Elbopoli. Dalla prima scintilla, legata alle speculazioni edilizie sull’isolotto di Cerboli fino alle accuse e i sequestri di dieci anni fa nei cantieri dell’ecomostro di Procchio e dell’ex discoteca Costa dei Barbari. Sono passati dieci anni, eppure le conseguenze di quelle vicende, come dimostrano le condanne di tre giorni fa, non sono affatto cancellate. «Elbopoli non è una pagina del passato – attacca Mazzantini – la nuova sentenza non fa che confermare l’intreccio tra le imprese, le istituzioni e la politica del territorio che abbiamo combattuto con forza. Il rischio portato da imprenditori che vengono all’Elba senza alcun interesse per l’economia locale ma solo per speculazioni edilizie c’è sempre».

In estate Legambiente seguì da vicino il blitz di Goletta Verde a Procchio, durante il quale si brindò alla demolizione dell’ecomostro. Ma lo slancio per la demolizione si è presto raffreddato, quando si è realizzato che nella stessa area in questione sorgerà un nuovo centro servizi, in seguito all’accordo tra l’impresa pistoiese di Giusti e Filippi, la Regione e il Comune di Marciana. «I problemi sono due, uno politico e uno etico – spiega Mazzantini – il sindaco Bulgaresi può dire quello che vuole, ma è sbagliato trattare con l’impresa responsabile degli abusi, mentre il processo è ancora in corso. Il problema sta nel rapporto tra la politica e gli affari che, in questo caso, hanno avuto sempre il pallino in mano».

Il riferimento è all’accordo di programma per la messa in sicurezza dell’area di Procchio, che si avrà con la demolizione dell’ecomostro e con il finanziamento da 5 milioni della Regione. «Siamo arrivati al paradosso, si mette in sicurezza l’area per riportarci il cemento – affonda Mazzantini – la Regione ha delle grosse responsabilità. La politica si è dimostrata debole rispetto all’impresa, quando la demolizione dell’ecomostro poteva essere un esempio di virtuosismo urbanistico. Invece si finisce per ricostruire un centro servizi in un’area a rischio alluvionale (ci passano tre fossi), quando lo stesso presidente Rossi aveva detto che non si sarebbe costruito un metro cubo in più nelle zone a rischio».

Il responsabile di Legambiente aveva chiesto un passo indietro alla Regione e al Comune ancor prima dell’arrivo della nuova sentenza della Corte d’Appello di Genova. «Il sindaco sbaglia a prendersela con noi – aggiunge Mazzantini – comprendiamo la debolezza del Comune di Marciana rispetto a queste dinamiche, infatti ce l’abbiamo principalmente con la Regione. Anche l’amministrazione locale, però, poteva fare qualcosa, modificando gli strumenti urbanistici così da ottenere una compensazione. L’area del centro servizi, una volta giù l’ecomostro, doveva diventare il polmone verde di cui la frazione ha bisogno. In cambio l’impresa avrebbe costruito in un’altra zona, alle condizioni dettate dalla politica. Invece si sono usati soldi pubblici per mettere in sicurezza l’area procurando, in realtà, solo vantaggi ai soggetti privati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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