Il Tirreno

Stipendi in ritardo, rabbia tra gli operai della 3Emme

di Giorgio Pasquinucci

Accordo con i sindacati non rispettato. Per mezz’ora i lavoratori si fermano Qualcuno ricorre agli avvocati, solo nel tardo pomeriggio i primi accrediti

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PIOMBINO. Gli stipendi dei sessanta lavoratori della 3Emme dovevano essere accreditati mercoledì 27. Così prevedeva l’accordo tra l’azienda e sindacati giovedì scorso, raggiunto in un clima di tensione che avrebbe potuto sfociare nel blocco di una delle attività chiave del processo produttivo della Lucchini. In realtà quei soldi avrebbero dovuto arrivare il 20. Ma stamani, i lavoratori che sono che si sono presentati davanti agli sportelli bancomat, dello loro spettanze non hanno trovato un centesimo.

La rabbia è salita di nuovo. C’è stato uno sciopero spontaneo di mezz’ora, dalle 14 alle 14,30. Già nella mattinata alcuni delegati avevano interpellato i sindacati di Fiom, Fim e Uilm, ma nessuno di loro si era presentato. È arrivato invece il capocantiere «I bonifici sono stati effettuati, tornate a lavoro», ha detto. Sui posti di lavoro, in acciaierie e in cokeria, tra i più disagiati della fabbrica, i lavoratori non si sentono sufficientemente protetti, ed hanno ripreso l’attività. Chi era libero è corso in banca, altri hanno delegato i propri familiari. Niente: i soldi non c’erano.

Giuseppe Pilo, uno di loro, stamani non ha sentito storie e si è rivolto a due legali, Salvatore Spina e Daniele Longhi. La 3Emme fino al 3 febbraio ha usufruito della cassa integrazione, terminata la quale sindacati hanno firmato con l’azienda un accordo per far ricorso ai contratti di solidarietà, che tuttavia sono ancora i attesa dell’approvazione da parte del ministero del Lavoro.

«I soldi della cig – sostiene Pilo – sono destinati ai lavoratori, non a soddisfare i diversi bisogni dell’impresa. È inconcepibile che per ottenere lo stipendio che mi spetta debba rivolgermi agli avvocati, che poi devo pagare. Dai sindacati non mi sento più tutelato e restituirò la tessera.Non voglio più che mi trattengano soldi».

Ieri pomeriggio gruppetto di operai della 3Emme si è ritrovato davanti alla portineria Lucchini. Non tutti hanno il coraggio di Giuseppe Pilo. Ma come fargliene una colpa? Qualcuno i soldi li ha finito sul serio e ieri ha fatto l’autostop per arrivare fin qui. C’è paura di dire il proprio nome o di farsi fotografare, perché oggi perdere il lavoro è facile.

Tra loro nel pomeriggio sono arrivati il segretario della Fiom Luciano Gabrielli e il coordinatore della Rsu Lucchini Mirko Lami. Per tutta la mattina Gabrielli aveva invano cercato di mettersi in contato con i titolari dell’azienda a Roma che non si sono fatti trovare. «L’azienda non si è comportata in modo serio – dice il sindacalista – è non ha rispettato l’impegno a rendere disponibile gli stipendi entro il 27». Eppure, già giovedì scorso, quando la 3Emme aveva sostenuto di non avere soldi per pagare gli operai a causa dei ritardi della Lucchini, tra i responsabili delle due aziende c’era stato un incontro e, a quanto risulta in modo informale, la 3Emme aveva ricevuto un anticipo

Solo nel tardo pomeriggio, sotto la minaccia di un blocco dell’attività della 3Emme che fermerebbe il cuore delle fabbrica, arriva la rassicurazione: i bonifici sono stati fatti. Gli operai che hanno il contro alla Cassa di Risparmi a sera possono prelevare dal bancomat. Tutti gli altri dovranno aspettare. Forse oggi, forse Lunedì o addirittura martedì.

È questo solo uno spaccato di una fabbrica in agonia che sta facendo vacillare i suoi pezzi più deboli, le imprese d’appalto, che con il congelamento dei crediti al 21 dicembre, imposto dal ricorso alla legge fallimentare, rischiano di cadere una ad una come un castello di carta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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