Il Tirreno

Lucchini, l’attesa è per il nuovo piano

Lucchini, l’attesa è per il nuovo piano

Il commissario Nardi avrà sei mesi per presentarlo, ma il primo problema è assicurare risorse allo stabilimento

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PIOMBINO. Salvaguardare il patrimonio e assicurare la continuità produttiva. Questo il primo compito affidato dal governo a Piero Nardi, 68 anni, che già ha guidato come amministratore delegato il Gruppo Lucchini dal 1997 al 2003, dopo aver maturato una solida esperienza in siderurgia passata dall’Iri, all’Ansaldo, alla Finmeccanica e poi di nuovo all’Iri come direttore generale dell’Ilva. La sua nomina, avvenuta per decreto, dovrà ora essere ratificata entro 15 giorni del tribunale, al quale la Lucchini ha consegnato venerdì i libri contabili aprendo le procedure previste dalla legge Marzano.

Nardi avrà pieni poteri nel suo tentativo di salvare il gruppo siderurgico. Sei mesi di tempo preparare un piano industriale ed, escludendo il ritorno all’industria di Stato, per trovare un acquirente in grado di attuarlo. Pieni poteri che gli consentirebbero anche di valutare la possibilità, concordata con la proprietà, di vendere separatamente, parti del gruppo ( ad esempio lo stabilimento di Lecco), o tornare dal governo, verificata l’impossibilità di un risanamento, per aprire le procedure di concordato.

Tutti si attendono ora il nuovo piano industriale – soprattutto i sindacati che restano fermi nella loro richiesta del mantenimento del ciclo integrale dell’occupazione – che dovrà comunque passare ancora una volta dall’approvazione del tribunale, che a marzo ha già approvato il piano che ha consentito la ricontrattazione del debito con le banche.

L’alternativa al commissario, considerata la situazione finanziaria della Lucchini che sta perdendo 15 milioni al mese, sarebbe stata ancora più drammatica: aprire subito un concordato, sia pure in continuità come era stato pure ipotizzato in queste settimane. Lecito a questo punto chiedersi quali sono le risorse finanzieri alle quali la Lucchini nel periodo breve può attingere, per l’acquisto delle materie prime, la marcia degli impianti, il pagamento delle maestranze e delle imprese dell’indotto.

L’azienda ha dichiarato di non essere nello stato d’insolvenza, ma di aver fatto ricorso al tribunale per evitare un default nei prossimi mesi. In cassa, secondo fonti attendibili, ci sarebbero 96 milioni, di cui 55 intoccabili perché a copertura del Tfr dei lavoratori. I margini finanziari per andare avanti sono dunque molto stretti, considerando che solo una nave di minerale costa circa 4 milioni.

È vero che con il ricorso all’amministrazione straordinaria il debito è congelato, ma per poter agire con efficacia il commissario avrà bisogno di risorse, che potrebbero venire da una nuova contrattazione con le banche o dalla Cassa depositi e prestiti nel caso si credesse davvero nella possibilità di un rilancio della Lucchini.(g.p.)

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