Il Tirreno

Respinta la candidatura di Anselmi

di Nicola Stefanini
Respinta la candidatura di Anselmi

I segretari delle federazioni toscane, all’unanimità, decidono di non concedere le deroghe ai sindaci in carica

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PIOMBINO. Delusione, rabbia caustico sarcasmo si affastellano e si scontrano nelle parole di Gianni Anselmi all’altro capo del telefono. E alla fine si acquietano sotto la cenere di un formale «no comment». Almeno fino a oggi, quando a Roma i segretari regionali del Pd, i vertici del partito e la commissione elettorale nazionale diranno l’ultima, abbastanza scontata parola, sulla questione delle deroghe per permettere ai sindaci in carica di candidarsi alle primarie di fine anno, nelle quali saranno decisi i concorrenti per un seggio in Parlamento alle prossime elezioni politiche.

Anselmi quella deroga l’aveva chiesta, ma gli è stata negata. A lui come a un’altra trentina fra sindaci e presidenti di Provincia toscani. La decisione, o meglio il parere verbalizzato, è arrivato nella notte di martedì a Firenze dove il segretario regionale Andrea Manciulli aveva riunito tutti i segretari delle federazioni Pd della Toscana. In discussione, come spiega Manciulli, c’era appunto la questione delle deroghe, oltre alla decisione sulla data del voto per le primarie in Toscana: i segretari si sono espressi per il 30 dicembre.

L’argomento spinoso era comunque quello delle deroghe e all’unanimità i segretari di federazione hanno deciso di rispondere negativamente a tutte le richieste pervenute. «Io – dice Manciulli – ho solo registrato e fatto verbalizzare, come chiesto da Bersani, i pareri di tutti i segretari. Pareri che riporterò alla riunione dei segretari regionali con la commissione elettorale nazionale». Fra le motivazioni, diciamo tattico-strategiche, c’è stata la presa di coscienza che rispondendo positivamente a tutte le richieste di deroga si sarebbero mandate alle elezioni amministrative anticipate una trentina di comunità in tutta la regione: troppe per giustificarlo agli occhi degli elettori, e per di più col rischio di perdere anche qualche Comune.

«Sulle deroghe – dice Valerio Fabiani, segretario della federazione Pd locale – tutti noi segretari ci siamo voluti dotare di una posizione unanime e omogenea improntata al forte rispetto delle regole che ci siamo dati a livello nazionale, e cioè che i sindaci in carica in Comuni al di sopra dei 5.000 abitanti non erano candidabili».

L’ipotesi Anselmi candidato non è comunque ancora ufficialmente archiviata. Oggi nella riunione romana potrebbe sempre uscire un diverso orientamento. «Sinceramente, non credo», taglia corto Manciulli.

Uscito di scena il sindaco piombinese, al momento non ci sono, in zona, altre candidature ufficiali per le primarie, fa sapere Fabiani. Chiunque si può candidare, purché abbia i requisiti previsti dal regolamento del Pd, raccogliendo circa 130 firme entro domani sera alle 20. Sabato la direzione della federazione si riunirà e formalizzerà la rosa dei concorrenti.

Mentre a Firenze si consumava la “bocciatura” della possibile candidatura di Gianni Anselmi, il comitato per Renzi Piombino-Val di Cornia si riuniva per discutere proprio delle primarie. Una delle decisioni prese è che alla primarie della federazione Val di Cornia-Elba non ci sarà un candidato di bandiera dei renziani. Il gruppo (anche se ormai in ritardo) ha invece deciso di sostenere la candidatura di Gianni Anselmi. «Il suo ruolo e il suo impegno nella risoluzione della crisi industriale a Piombino – affermano i renziani – il consenso largo e trasversale di cui gode in città e nel territorio, e l’atteggiamento di equilibrio e di rispetto nei nostri confronti tenuto anche durante la campagna delle primarie, ci inducono a credere che possa essere la figura più adatta a rappresentare la nostra zona».

Bocciata invece una eventuale ricandidatura della parlamentare uscente Silvia Velo. «La sua azione come parlamentare dal 2006 ad oggi – si legge nella nota dei renziani – ha prodotto risultati scarsissimi, dimostrandosi parziale e rappresentativa di un pezzo molto limitato del territorio e dei suoi interessi. Tra l’altro, l’atteggiamento da curva ultras contro Renzi tenuto durante la campagna delle primarie ha rafforzato in noi la convinzione della sua incapacità di essere veramente all’altezza di ricoprire il ruolo di parlamentare».

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