Il Tirreno

Il Cda Lucchini verso le dimissioni

di Valeria Parrini
Il Cda Lucchini verso le dimissioni

L’assemblea dei soci a ore dichiarerà il ricorso all’amministrazione controllata e chiederà al governo la nomina del commissario

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PIOMBINO. Promossa a larghissima maggioranza dal Cda la richiesta di commissariamento della Lucchini da girare al governo. Alle dimissioni, manca solo l’ufficialità. La parola passa all’assemblea dei soci.

Questione di ore - c’è chi dice che la riunione potrebbe essere fissata già per oggi - e si concluderà il percorso caldeggiato da più parti per tentare di salvare il salvabile.

La giornata di ieri è stata scandita da una ridda di voci incontrollate sull’agenda dei prossimi giorni e sul nome della persona a cui l’esecutivo, pronto a smobilitare non appena varata la legge di stabilità, affiderà le sorti dello stabilimento. La nomina del commissario rientrerebbe, comunque, nella gestione ordinaria e, quindi, potrebbe essere indicata anche dopo le dimissioni ufficiali di Monti.

Decisamente, non sarà un compito facile traghettare la Lucchini verso un nuovo acquirente. In linea teorica, l’incaricato potrebbe riservarsi di lasciare al loro posto i due, tra i cinque rappresentanti del Cda, non espressi delle banche. Due nominativi che rivestono all’interno del consiglio d’amministrazione un ruolo operativo: l’Ad, Francesco Chindemi, e il Cfo (responsabile del settore finanziario), Fausto Azzi.

Intanto, stanno lasciando la fabbrica personaggi di rilievo proprio dal punto di vista operativo. Ha appena rassegnato le dimissioni il responsabile della qualità, Alessandro Alcamo. Sarebbe in procinto di rassegnarle, il capo dell’Acciaieria, Alessandro Franconi.

Nell’incontro di ieri, i coordinatori di Fim, Fiom e Uilm hanno ottenuto conferma sul calendario della fermata e affrontato il problema della ricostituzione del Cma (il vecchio centro manutenzione eliminato dall’onda lunga delle terziarizzazioni), tagliando fuori altre ditte dell’indotto.

L’operazione sarebbe avviata alla ripresa di gennaio e, secondo ambienti della piccola e media impresa, riguarderebbe diversi settori. A partire dal meccanico e dall’elettrico. Diventerebbero a rischio i posti di una settantina di lavoratori. E non sarebbe l’unico problema. Fonti sindacali temono che sguarnire ulteriormente di personale i reparti per ridare vita al Cma, senza peraltro tenere di conto delle professionalità necessarie e della sicurezza, finisca con l’intaccare il rapporto tra occupati e turni. In sostanza, la preoccupazione è che saltino i cosiddetti coefficienti in grado di coprire su tre turni anche malattie e ferie. Si erano salvati nel 1992, con la privatizzazione che consegnò la fabbrica a Lucchini, e la mobilitazione dei 38 giorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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