Il Tirreno

Il paese commosso saluta don Angelo

di Paolo Federighi
Il paese commosso saluta don Angelo

Sacerdote e uomo schietto che per 34 anni ha accompagnato con le sue opere di carità lo sviluppo di San Vincenzo

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SAN VINCENZO. La Chiesa, gremita, era nel più assoluto silenzio. Qua e là, tra le parole commosse del vescovo monsignor Ciattini – che ha celebrato la messa insieme ai parroci della Diocesi – qualche lacrima, volti tristi, silente rispetto. Quel rispetto che spesso il sacerdote chiedeva e pretendeva, esplicitamente, durante le messe domenicali, a coloro che fossero entrati in chiesa non per pregare o ascoltare, ma solo per chiacchierare e magari solo per compiere, ipocritamente, un gesto “da credente” per farsi belli agli occhi di tutti i compaesani.

Ebbene, quel rispetto ieri è stato assoluto. Nelle prime file, tutte le istituzioni locali, le forze dell’ordine, la Misericordia e la Croce rossa, i componenti della parrocchia di Manerbio, suo paese natale nel bresciano, giunti a San Vincenzo per salutarlo prima di portare il suo corpo in Lombardia.

È stato questo il degno ultimo saluto dei cittadini a Don Angelo Pizzamiglio, 69 anni, deceduto giovedì scorso a causa di un malore. Un sacerdote spesso discusso per la sua schiettezza, pregio che per alcuni, purtroppo, è spesso assimilabile ad un difetto.

La realtà è che Don Angelo è stato un prete moderno e privo di ambizioni personali, sempre aperto al dialogo, che a San Vincenzo, nei suoi 34 anni come parroco della chiesa di Sant’Alfonso, ha mietuto molte opere di carità tuttora tangibili ed ha promosso e voluto la costruzione dell’attuale chiesa di Sant’Alfonso nel 1984 e la Casa del Padre Celeste, ricovero per sfortunati non ancora portato a termine.

«Allora ditemi, ragazzi – ricorda fuori dalla chiesa, dopo il funerale, un sanvincenzino che ha avuto Don Angelo come maestro di religione a scuola – secondo voi, ci chiese – gli spagnoli, che tanto male hanno fatto in America nel 1500, erano cattolici? I bimbi risposero di no, in coro. Lui disse: e invece sì, erano incredibilmente cattolici. E questo, sapete cosa significa? Che bisogna prendere con le molle, a volte, chi dice di voler fare del bene in nome di Dio e di Cristo…». Un aneddoto che rispecchia lo spessore dell’uomo e dimostra la volontà del sacerdote di far riflettere anche e soprattutto i bambini sulle cose che li circondano, affinché potessero crescere come adulti coscienti. Di inviti a pensare e riflettere, Don Angelo ne ha sempre fatti molti, pubblicamente. E “pensare” era uno dei verbi che il sacerdote ripeteva con più frequenza, insieme a “credere”. Con Don Angelo Pizzamiglio, San Vincenzo ha perso un simbolo del paese moderno di cui il parroco è stato uno degli attori più importanti e ben voluti.

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