Il dolore
Lucchini, governo pronto a intervenire
A breve il Cda potrebbe decidere l’amministrazione straordinaria. Il ministero: «Tempi brevi per il commissario»
PIOMBINO. Questa settimana potrebbe essere decisiva per la Lucchini. Sgombrato il campo dalla proposta Klesch, ritenuta inaccettabile dalle banche creditrici, oggi è infatti prevista una riunione del Cda che dovrà prendere atto della situazione. Non sembrano a questo punto esserci altre via d’uscita se non quella di formalizzare la richiesta dell'amministrazione straordinaria, che tuttavia potrebbe richiedere un altro passaggio nell'assemblea dei soci.
Ieri, intervenendo al convegno nazionale del Pd sulla siderurgia che si è svolto a Terni, sono state intanto significative le affermazioni del direttore del ministero dello Sviluppo economico Andrea Bianchi. Nella sostanza, se l'azienda lo richiederà, il governo è pronto in tempi stretti ad intervenire nominando un commissario. Ed altrettanto chiaro è stato chiaro il sottosegretario Claudio De Vincenti, che ha ribadito l'orientamento a difendere il ciclo integrale di Piombino.
«Che l'offerta Klesch era un bidone – sottolinea il segretario della Fiom Luciano Gabrielli – lo abbiamo sempre sostenuto. Ora il Cda deve decidere di farsi da parte. Non è che il commissario possa risolvere tutti i problemi, ma in questo modo è possibile aprire una pagina nuova per la Lucchini».
Il commissario avrebbe sei mesi per predisporre un piano industriale e nel frattempo rimettersi alla ricerca di un soggetto industriale in grado di attuarlo. L'eventuale acquirente stavolta però potrebbe muoversi in un quadro di garanzie più ampio, trattando direttamente con il governo, a cui competono decisioni in materia di bonifiche, infrastrutture ed ammortizzatori sociali.
Secondo fonti sindacali, negli stessi ambienti ministeriali si sarebbe fatta inoltre strada l'idea di puntare a sinergie tra gli impianti siderurgici italiani, considerando anche le ripercussioni negative che le vicende di Taranto stanno avendo per gli impianti dell'Ilva di Genova, Novi Ligure e Torino.
Il fallimento della trattativa con Klesch, del resto prevedibile fin dai preliminari, ha sicuramente accelerato i tempi di una decisione del Cda che, oramai in certi ambienti, viene data come scontata, sebbene le vicende Lucchini ci abbiano abituati ai colpi ai scena.
Intanto in fabbrica si sta vivendo con preoccupazione la fermata dell'altoforno. In piazza Verdi si è riaccesa la scritta “Piombino non deve chiudere” proiettata sul Rivellino e vi rimarrà fino a quando l’altoforno non sarà rimesso in marcia.
Una carica con minerale bagnato aveva tra l’altro fatto raffreddare l'impianto, tanto che, per evitare conseguenze, era stato chiesto alla Fiom di ritirare lo sciopero in acciaieria di mercoledì scorso. A quanto sostengono fonti sindacali, l'azienda avrebbe volentieri rimandato la fermata, proprio per consentire all'altoforno di riprendere le giuste temperature. Ma mancavano le materie prime. Sarebbe così stato chiesto a Riva di cedere parte delle pellets dirette a Taranto che la Bulkirony stava trasbordando dalla grossa nave ferma in rada. Ma l'affare non è andato in porto. «Aver fatto mancare il minerale – sottolinea Gabrielli – ha fatto correre ulteriori pericoli all'altoforno».
Nel frattempo sembra siano entrate nuove commesse di rotaie, vergella e barre, tanto che l'azienda manterrà in funzione i laminatoi fino al 22 dicembre. «Il nostro obiettivo – afferma il segretario Fiom – è quello di far ripartire l'altoforno prima della data fissata, visto che l’azienda ha garantito che i primi di gennaio arriverà una nave carica di minerale».
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