Sicurezza
«Maxi bolletta, condannate Garufo»
Il pm chiede due anni e due mesi per l’ex assessore provinciale. Ma il giudice a sorpresa dispone una nuova perizia
LIVORNO. Potrebbe costare davvero cara all’ex assessore provinciale Rocco Garufo la maxi bolletta da oltre 49mila euro che la Provincia ha dovuto pagare per la sua navigazione su Internet tra l’ottobre 2007 e lo stesso mese dell’anno successivo.
Il pubblico ministero Gianfranco Petralia ha infatti chiesto la condanna a due anni e due mesi di reclusione per l’ex titolare dell’Ambiente, 41 anni e origini piombinesi, accusato di peculato, ma anche di falso, perché il 12 settembre 2008 «avrebbe denunciato il furto del pc che gli era stato dato in uso dalla Provincia» con l’intenzione – secondo gli investigatori – di coprire la magagna della maxi bolletta.
«Una richiesta fuori dal mondo», risponde il legale dell’imputato, l’avvocato fiorentino Luca Bisori tra una pausa e l’altra del processo che si è svolto con rito abbreviato e che avrebbe dovuto concludersi ieri pomeriggio.
Il colpo di scena, invece, è arrivato poco dopo le 17 quando nell’aula dell’udienza preliminare è tornato il giudice Beatrice Dani. Tutti si aspettavano che leggesse la sentenza, invece il magistrato ha disposto una perizia fissando per il prossimo 19 dicembre l’udienza per l’affidamento dell’incarico. Toccherà, dunque, a un esperto informatico nominato dal tribunale cercare di accertare in che modo l’ex assessore abbia speso quelle decine di ore on-line.
Per il pool di avvocati difensori si tratta già di un mezzo successo. «Significa che la nostra consulenza è stata in ogni caso apprezzata dal giudice – spiegano – quindi siamo molto soddisfatti». L’avvocato Bisori e i suoi assistenti hanno impiegato quasi 40 minuti per spiegarla al giudice durante l’udienza. Al centro della tesi difensiva, in sintesi, c’è il tipo di contratto che la Provincia aveva sottoscritto per il computer di Garufo. «Agli atti – va avanti il legale – non c'è niente che dimostri un uso abnorme e non istituzionale della connessione come siti di giochi o altro. Dunque l'elemento indiziante è il costo che ha poi innescato quella fatturazione. Il nostro consulente ha verificato che la responsabilità di quelle cifre così alte sono da ascrivere a un contratto rovinoso rispetto agli altri colleghi».
Nella memoria difensiva che è agli atti, il consulente di parte ha fatto anche una comparazione tra i contratti di tutti gli assessori, il tempo che sono stati connessi in un dato periodo e la spesa che ne è derivata.
«L’esempio che abbiamo fatto – raccontano – riguarda un collega di Garufo che ha avuto lo stesso identico traffico tra l’aprile e il maggio 2008. Il primo ha avuto una bolletta di 200 euro, mentre il nostro assistito di oltre 4mila, vale a dire venti volte più alta. Il problema, come detto, era il contratto che risaliva a due anni prima e che consisteva in un due euro e mezzo in più ogni mega oltre i cento consumati inclusi nella tariffa».
Discorso più complicato per il reato di falso. Dalle indagini, infatti, è emerso che l’imputato, aveva due computer, mai più ritrovati assieme alla penna usb che la Provincia gli aveva fornito per la navigazione. Il 12 settembre del 2008 l’allora assessore si sarebbe presentato in questura denunciando il furto di uno dei due personal computer ma gli inquirenti sono convinti di poter dimostrare che ha sbagliato pc, descrivendo quello che aveva ancora con sé e che, in ogni caso, non è stato più trovato.
Nell’inchiesta, oltre all’ex assessore, erano rimasti coinvolti anche il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e Alberto Bartalucci dirigente responsabile della ragioneria provinciale.Per entrambi l’accusa era quella di omessa denuncia. Ieri si doveva svolgere anche l’udienza preliminare che riguardava la loro posizione ma la decisione è slittata al prossimo 30 di gennaio, quando molto probabilmente sarà stata già depositata la perizia del consulente.
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