Il Tirreno

Lucchini, respinta l’offerta Klesch

di Giorgio Pasquinucci
Lucchini, respinta l’offerta Klesch

Per banche e Cda si avvicina sempre di più la scelta di chiedere al governo il commissariamento dell’azienda

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L’offerta Klesch per l’acquisizione della Lucchini è stata respinta. Questo, secondo fonti finanziarie qualificate, è l’esito dell’incontro di ieri, mercoledì 12, tra l’advisor Rothschild, le principali banche creditrici, una parte del Cda Lucchini e i rappresentanti del Fondo d’investimenti svizzero, l’unico soggetto aver manifestato e interesse per lo stabilimento di Piombino.

È stata un’altra giornata lunga, ricca di tensioni e caratterizzata dai silenzi ufficiali sia di Rothschild che dell’azienda, come se a tutta questa vicenda non fosse legato il futuro di oltre 4mila lavoratori che da due anni ormai stanno vivendo una situazione di drammatica incertezza. Una riservatezza che già nel pomeriggio faceva presagire che l’accordo non sarebbe stato trovato. Le condizioni per l’intervento del Fondo erano state praticamente già indicate. Disponibilità ad acquisire i laminatoi e costruire un’acciaieria elettrica, realizzare un intervento di tipo residenziale nelle aree a caldo da dismettere e bonificare una volta realizzato il forno elettrico. Ipotesi che a Piombino hanno subito incontrato il parere negativo dei sindacati e del sindaco Anselmi.

Sgombrato il campo da Klesch resta dunque solo da capire quale sarà la prossima mossa del Cda. Rotshschild e banche dovranno infatti rispettare l’impegno preso lunedì scorso davanti al sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti a chiudere in fretta la vicenda Lucchini. E potrebbero farlo gettando subito la spugna per chiedere l’amministrazione straordinaria ai sensi della legge Marzano, oppure puntare su un altro passaggio al ministero per trattare in qualche modo le condizioni o ricercare qualche altra improbabile via d’uscita.

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