Il Tirreno

Comune unico, è guerra sulla data del referendum

di Luca Centini

Per il fronte del no l’election day con le politiche va contro la legge regionale Ma il comitato replica: «Dovranno prevalere le logiche del risparmio»

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PORTOFERRAIO. Il voto per il Comune unico si svolgerà assieme alle elezioni politiche. O almeno questo è lo scenario più probabile, anche se c’è chi, tra i contrari, non è della stessa opinione. Ci saremmo aspettati le prime scintille di campagna elettorale sui contenuti del Comune unico, magari su temi caldi come il risparmio dei costi della politica e della semplificazione della macchina amministrativa. E, invece, la contesa tra i promotori e i “detrattori” - almeno per il momento - si sta giocando su date, leggi e articoli normativi.

La scintilla. L’annuncio delle dimissioni del premier Monti è stata la scintilla che ha innescato la girandola di interpretazioni normative diverse. Il premier ha deciso di farsi da parte dopo l’approvazione delle leggi di stabilità e di bilancio, quindi entro la fine dell’anno. Poi lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate, con il ministro Cancellieri che ha indicato come due date possibili il 17 o il 24 febbraio. Ma l’anticipazione della data ha creato il primo corto circuito normativo che, come una sorta di effetto a catena, coinvolge anche il referendum per il Comune unico.

Guerra di articoli. Il decreto con il quale lo scorso 28 agosto il presidente della Regione Enrico Rossi ha indetto il referendum consultivo sul Comune unico dell’Elba indica come data la stessa scelta dal ministro dell’Interno per le politiche del 2013. «Ma la legge regionale non lo consente», dicono in modo secco dal fronte del no che la scorsa settimana si è riunito a Porto Azzurro e si sta organizzando in vista della campagna elettorale. Il riferimento è all’articolo 34 della legge regionale sul referendum, secondo cui tra la date dell’indizione e la data delle votazioni «devono intercorrere non meno di centottanta giorni». Ebbene dalla data del decreto di Rossi (28 agosto) a quella della votazione (24 febbraio) di giorni ne passeranno, incredibile a dirsi, solo 178. Tanto basta, secondo il fronte del no, per smantellare il progetto di election day e per spostare ad altra data lo svolgimento della consultazione referendaria. Il limite dei 180 giorni, tuttavia, potrebbe essere allentato su richiesta esplicita del governatore Rossi, come indicato nell’articolo 74 della stessa legge regionale, a cui sarebbe consentito di fissare la data, da legare alle politiche, anche fuori dai periodi previsti. Anche se, altro cavillo aperto a diverse interpretazioni ed evidenziato dai contrari, l’articolo accenna all’indizione delle elezioni “nel corso dell’anno”, quando il referendum è stato indetto nel 2012 e le elezioni nel 2013. Il comitato replica facendo presente che «non si può prescindere dalla considerazione che referendum ed elezioni politiche si svolgano contestualmente e a Rio Marina insieme alle amministrative. Prevale il principio, in base alla spending review del risparmio delle spese elettorali. Come previsto nell’articolo 78 della legge regionale si può andare dai periodi previsti per votare».

Nervi tesi. La battaglia insomma, è solo iniziata. Dopo che il comitato ha presentato i contenuti del progetto di Comune unico, i contrari si sono mossi sul fronte normativo, studiando eventuali ricorsi. Solo pochi giorni fa, sempre in base all’interpretazione di un articolo della legge regionale, era stata messa in discussione la stessa validità del referendum, per il mancato rispetto del termine di 90 giorni tra l’indizione del referendum e la data del voto. Il comitato ha risposto seccamente, offrendo un’interpretazione diversa della legge (quello di Rossi sarebbe solo una sorta di pre-decreto che rimanda a un decreto di prossima esecuzione in cui si fisserà la data) e rimarcando la mancanza di argomenti del fronte del no. Stavolta la contesa è sulla data, con i contrari che sperano in uno slittamento del referendum a primavera, sganciato dalle politiche, in modo che il numero degli elettori possa diminuire. Ma non è escluso che la strategia possa addirittura trasformarsi in un boomerang: in un’isola il cui voto ultimamente è stato sbilanciato verso il centrodestra, un numero più basso di elettori potrebbe persino essere un vantaggio per il comitato in un referendum che, essendo consultivo, non ha tra le sue priorità il raggiungimento di un quorum.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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