Attenzione
Piante dall’Iran contro l’inquinamento
RIO MARINA. Un team di ricercatori del Cnr sono pronti a studiare la vegetazione delle aree minerarie elbane abbandonate. A quale scopo? Capire se è possibile attenuare l’inquinamento ambientale con...
RIO MARINA. Un team di ricercatori del Cnr sono pronti a studiare la vegetazione delle aree minerarie elbane abbandonate. A quale scopo? Capire se è possibile attenuare l’inquinamento ambientale con l'uso di piante che assorbono sali e metalli pesanti, presenti nelle ex miniere secondo uno studio dell'Arpat del 2002. Coordinatrice del gruppo di ricercatori è Barbara Basso, biologa vegetale. «Ho fatto di recente un sopralluogo alla Valle del Giove e altre aree limitrofe – segnala la docente – mi sono basata anche su un documento prodotto dall'Arpat, che documenta l'esistenza di arsenico e altri metalli in acque ristagnanti e nel suolo in quelle aree». Lorenzo Marchetti ex presidente del parco minerario precisa: «Anni fa, grazie a un finanziamento, il Comune di Rio Marina attuò lavori di messa in sicurezza delle zone minerarie, dal punto di vista idrogeologico, e furono anche messe erbe che però non attecchirono. Comunque le sostanze presenti, a concentrazioni limitate». L’idea dei ricercatori consiste nel ripopolare con pinate le aree ex minerarie. Sono note ormai da molti anni le potenzialità di accumulo di alcune specie vegetali. Ad esempio la Noea mucronata, della famiglia delle Chenopodiacee (la stessa delle barbabietole), individuata con uno studio su un’area mineraria dell'Iran, assorbe e segrega al suo interno i contaminanti. E le piante, oltre a detossificare il terreno, devono essere anche ben adattate all'ambiente delle ex miniere elbane. «Possiamo – conclude Basso – ricercare potenziali iperaccumulatori tra le piante già presenti nelle zone che studieremo». (s.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
