Il Tirreno

Province, petizione in Consiglio

La politica è divisa. E a tarda sera la notizia da Roma: la riforma è saltata

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PIOMBINO. Domani approda in consiglio comunale la petizione del Comitato Piombino in Provincia di Grosseto, 5mila firme raccolte in pochi giorni: chiede una rapida decisione, preoccupato dai segnali che arrivano da più parti di un possibile rinvio della decisione, ultimo quello del capogruppo dell’Idv Marco Mosci, che aveva chiesto tempo per coinvolgere nell’operazione i Comuni della Val di Cornia e dell’Elba.

A prescindere dallo scenario di un passaggio sotto la provincia di Grosseto, c’è però la notizia arrivata in tarda sera da Roma, che scompagina ulteriormente gli assetti attuali della geopolitica locale: la notizia, cioè, dello stop definitivo alla riforma delle province.

Intanto l’auspicio del Comitato – che sarà presente in aula – pare destinato a scontrarsi con i dubbi di gran parte del mondo politico, sia nella minoranza che nella maggioranza, nonostante il primo firmatario della petizione sia il sindaco Gianni Anselmi, da tempo sostenitore dell’esigenza di guardare a sud della regione.

Il fatto è che l’idea di andare in Provincia di Grosseto non ha mai scaldato più di tanto gran parte del Pd e dei sindaci della Val di Cornia, alcuni dei quali anzi sono più o meno apertamente contrari, mentre gli altri al massimo chiedono un confronto di merito a largo raggio che contempli più in generale le questioni della sovracomunalità. Dove abbia il suo spazio anche il tema dell’Unione dei Comuni, da tempo su un binario morto.

Quella della Provincia è dunque una questione che divide la politica, nonostante il grande successo popolare della petizione. Il Comitato però insiste: «Mosci ed altri – scrive in una nota – stanno chiedendo tempo. Bene, il tempo è quello che non abbiamo. L'accelerazione dei cittadini è dovuta all’evidente ritardo della politica locale, tranne poche singole eccezioni, tra cui il sindaco Anselmi, che è parsa ignorare completamente la deliberazione del Consiglio del ministri del 20 luglio 2012, relativa al riordino delle province che offre un arco temporale di 6 mesi, perché questo avvenga agganciandosi alla conversione del decreto. Questo tempo scade i primi di gennaio. Vogliamo sperare che la politica, in ritardo da luglio, non chieda ulteriori rinvii».

La palla passa dunque al consiglio comunale che, a giudicare dagli umori, difficilmente prenderà una decisione definitiva, assumendo però l’impegno ad aprire un dibattito pubblico che coinvolga in modo diretto gli altri Comuni della Val di Cornia.(cloz)

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