Il Tirreno

Maxi risarcimento per i danni al bimbo a un momento del parto

Il respiro di Stefano, 45 anni, tecnico informatico «quando posso» e padre «a tempo pieno» di un bimbo tetraplegico, si ferma quando racconta la notte vissuta a Villamarina tra il 23 e il 24 giugno 2006: «Da quel momento la vita della nostra famiglia non è più andata avanti. E nemmeno adesso, con i soldi del risarcimento, possiamo farla ripartire». Ricorda in mezzo ai silenzi: «Mia moglie Claudia è minuta e ha i fianchi stretti. Il medico che la seguiva durante la gravidanza l’aveva avvertita: “Appena hai le doglie fai avvisare la sala operatoria per sottoporti a un cesareo”. Ma quella sera quando arrivammo in ospedale c’era un altro ginecologo: volle a tutti i costi provare a farla partorire naturalmente, usò per diverso tempo anche la ventosa. E quando si accorse che il bambino era rimasto incastrato, ormai era troppo tardi per operare e i danni a mio figlio impossibili da cancellare».Per quel tragico parto la Procura di Livorno aveva aperto un’inchiesta penale per lesioni gravissime a carico di Tony Andres Innocenti, ma il procedimento è stato archiviato nel dicembre del 2008 per la morte del medico, vittima di un tragico incidente stradale.In sede civile, invece, giovedì scorso il giudice Emilia Grassi ha depositato alla cancelleria del tribunale labronico la sentenza con la quale condanna in primo grado l’Asl 6 al risarcimento nei confronti della famiglia di poco meno di 1,5 milioni di euro.
Maxi risarcimento per i danni al bimbo a un momento del parto

Per il giudice la tetraparesi fu causata dalla negligenza del ginecologo al momento del parto all’ospedale a Villamarina

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Il respiro di Stefano, 45 anni, tecnico informatico «quando posso» e padre «a tempo pieno» di un bimbo tetraplegico, si ferma quando racconta la notte vissuta a Villamarina tra il 23 e il 24 giugno 2006: «Da quel momento la vita della nostra famiglia non è più andata avanti. E nemmeno adesso, con i soldi del risarcimento, possiamo farla ripartire». Ricorda in mezzo ai silenzi: «Mia moglie Claudia è minuta e ha i fianchi stretti. Il medico che la seguiva durante la gravidanza l’aveva avvertita: “Appena hai le doglie fai avvisare la sala operatoria per sottoporti a un cesareo”. Ma quella sera quando arrivammo in ospedale c’era un altro ginecologo: volle a tutti i costi provare a farla partorire naturalmente, usò per diverso tempo anche la ventosa. E quando si accorse che il bambino era rimasto incastrato, ormai era troppo tardi per operare e i danni a mio figlio impossibili da cancellare».Per quel tragico parto la Procura di Livorno aveva aperto un’inchiesta penale per lesioni gravissime a carico di Tony Andres Innocenti, ma il procedimento è stato archiviato nel dicembre del 2008 per la morte del medico, vittima di un tragico incidente stradale.In sede civile, invece, giovedì scorso il giudice Emilia Grassi ha depositato alla cancelleria del tribunale labronico la sentenza con la quale condanna in primo grado l’Asl 6 al risarcimento nei confronti della famiglia di poco meno di 1,5 milioni di euro.

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