Sicurezza
Pd, ora i renziani sono un’incognita
Fabiani mostra aperture, ma pesano le tensioni durante le primarie. E a San Vincenzo Giommetti lascia la segreteria
PIOMBINO. Il giorno dopo il ballottaggio delle primarie del centrosinistra che ha incoronato Pierluigi Bersani candidato premier, più che di bilanci s’inizia a parlare del prossimo futuro. L’ampia affermazione del segretario (in Val di Cornia in totale 58,33% contro il 41,67% di Renzi, forbice che si allarga a 27 punti di distacco in città) ha chiuso la porta a qualsiasi polemica sulla chiusura delle registrazioni.
Andrea Manciulli, piombinese, segretario toscano del Pd, è chiaramente soddisfatto del risultato ottenuto nella sua città dal partito, in termini di partecipazione, e da Bersani per quanto riguarda il risultato finale: «Un risultato che è arrivato grazie al lavoro del gruppo dirigente e a un sindaco come Gianni Anselmi – dice Manciulli – Nel Paese Renzi ha ottenuto un ottimo risultato, ma nelle proporzioni direi che era più imprevedibile quello ottenuto da Bersani. Ora però guardiamo avanti. Renzi ha rappresentato una spinta positiva al rinnovamento, sono convinto che andremo avanti nella massima unità per vincere alle politiche».
Ma scendendo nel concreto, sul territorio, l’auspicio all’unità sembra trovare subito qualche ostacolo. Le voci legate a una possibile continuazione dell’attività da parte dei Comitati pro Renzi ovviamente non piacciono molto al gruppo dirigente del Pd.
Su questo punto del resto Martina Pietrelli, coordinatrice dei renziani piombinesi, si mostra possibilista: «Oggi è difficile dire cosa faremo – spiega – attendiamo segnali da Renzi, ma ci sarà anche un confronto fra i comitati. Comunque parlando di Piombino dico che in ogni caso la palla in mano ce l’ha il partito, che deve dimostrare di saper integrare, e di volersi davvero aprire a un dibattito libero e democratico».
Operazione non semplice, al di là delle dichiarazioni di facciata, secondo Pietrelli, «perché c’è anche un pregresso, penso a quando non ci hanno lasciate fare volantinaggio alla festa del partito, o a quel che è successo il giorno dell’arrivo di Renzi a Piombino. Aspettiamo qualche giorno – conclude – e le cose saranno più chiare. A titolo personale dico solo che sono convinta del fatto che chi ha fatto questa esperienza del Comitato non si deve disperdere, ma anche che da parte del gruppo dirigente del Pd non basta un generico “chi vuole venire a dare una mano è ben accetto”».
In realtà il segretario Valerio Fabiani dice di meditare un progetto di coinvolgimento molto più ampio, «perché è indispensabile la ricerca di modi e luoghi nuovi per fare politica, e allargare la partecipazione è un obbligo. Le primarie sono importanti ma non sono una panacea. Occorre aprire porte e finestre anche dove maturano le decisioni, penso solo per fare un esempio al dibattito sulla provincia a Grosseto, che certo non può essere limitato al consiglio comunale. E’ una sfida nuova che va al di là del ragionamento sulle primarie: oggi si riparte raccogliendo queste istanze di cambiamento, dando spazio alle nuove generazioni, e da qui non si torna indietro. Però un elemento deve essere chiaro, nel nostro territorio il processo di rinnovamento è avviato ormai da molti anni».
Così, riguardo al ruolo da assegnare ai renziani, il segretario spiega «che a livello locale nel partito lo spazio c’è. E nei prossimi giorni proporrò un incontro non solo al Comitato per Renzi ma anche a Sel, perché il successo delle primarie è di tutti, e ora dobbiamo pensare alle elezioni politiche».
I prossimi giorni dunque diranno se le dichiarazioni di principio e gli auspici all’unità avranno un seguito, ma intanto nel Partito democratico le fibrillazioni non mancano.
La valutazione dei dati infatti dimostra che se a Piombino la vittoria del segretario nazionale è arrivata con margini inequivocabili, a Campiglia il voto ha ribaltato in favore di Bersani il risultato del primo turno, ma comunque con uno scarto lieve (64 voti in più, 52% contro 48%) che comunque mette in discussione gli equilibri del partito nella città dell’onorevole Silvia Velo, bersaniana di ferro.
A San Vincenzo invece la situazione è ancora più complessa: i renziani infatti domenica hanno vinto confermando il risultato del primo turno, aprendo nel partito una discussione dagli esiti imprevedibili.
Ieri infatti è trapelata la notizia delle dimissioni di Riccardo Giommetti dalla segreteria sanvincenzina del Pd. Un gesto che farà discutere, considerando che Giommetti è sempre stato considerato un giovane destinato a fare molta strada nel partito: tra i fondatori dell’associazione giovanile Sapiens, nel 2009, a 27 anni, fu eletto in consiglio comunale a furor di popolo, il più votato in assoluto con 257 preferenze.
Le dimissioni di Giommetti, considerato politicamente molto vicino al vicesindaco Fabio Camerini, potrebbero causare un effetto a catena, con ripercussioni anche nella battaglia dietro le quinte per la candidatura a sindaco di San Vincenzo nel dopo Biagi.
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