Il Tirreno

L’offerta Klesch non c’è, Lucchini nell’impasse

di Giorgio Pasquinucci
L’offerta Klesch non c’è, Lucchini nell’impasse

Si fa strada anche l’ipotesi di ricorrere al “concordato con continuità” In Regione il confronto a carte scoperte tra Cda, sindacati e istituzioni

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PIOMBINO. L’offerta Klesch non è arrivata e forse non arriverà più. Il piano industriale era atteso entro novembre, ma anche ufficialmente la Lucchini dice di non aver ricevuto niente, anche se non è da escludere che qualcosa di più, magari una lettera di spiegazione della rinuncia, potrebbe essere arrivata nelle mani dell’advisor Rothschild.

Una nuova pericolosa situazione d’impasse per la Lucchini, che ora sindacati e istituzioni si aspettano che il Cda chiarisca nell’incontro previsto domani pomeriggio in Regione con il presidente Rossi. Una giornata lunga e densa di tensioni, quella di domani, poiché nella mattinata sindacati e azienda si confronteranno sul programma delle fermate dell’altoforno. L’intenzione dei manager Lucchini è quella di una fermata lunga (si parla di 5 settimane a partire da venerdì prossimo), mentre il sindacato, preoccupato dei possibili danni all’impianto, è fermo sul rifiuto di una sospensione dell’attività superiore alle due settimane.

La mancata presentazione dell’offerta Klesch, la cui manifestazione d’interesse era arrivata proprio il giorno in cui tutti pensavano che il Cda Lucchini gettasse la spugna per chiedere l’amministrazione straordinaria, fa pensare ad una strategia per guadagnare tempo. Una situazione che potrebbe ripetersi, visto che secondo alcune fonti, sembra entrato in gioco in queste ore un altro Fondo d’investimenti, stavolta giapponese.

Ma si profila anche un’altra possibilità, sulla quale venerdì ha espresso preventivamente il suo disaccordo il sindaco Anselmi. Cda e banche potrebbero infatti, nell’estremo tentativo di non lasciare il passo al commissariamento, chiudere il “concordato con continuità” , recentemente introdotto nella legge fallimentare. Un istituto al quale un’azienda debitrice può accedere quando si preveda la prosecuzione dell’attività d’impresa, la cessione in esercizio o il conferimento a società di nuova costituzione. In questo caso il piano di risanamento può prevedere anche la cessione immediata di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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