Il Tirreno

Altoforno, scontro sulla fermata lunga

di Giorgio Pasquinucci
Altoforno, scontro sulla fermata lunga

Intanto l’offerta Klesch non è arrivata. Il sindaco Anselmi: «L’ho sempre considerata un’ipotesi inconsistente»

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PIOMBINO. La fermata dell’altoforno sta diventando un nuovo motivo di scontro tra i sindacati e i manager Lucchini. Secondo il segretario della Fiom Luciano Gabrielli, infatti, «l’azienda sta irresponsabilmente facendo mancare le materie prime in modo da rendere indispensabile fermare l’impianto il 7 dicembre. Il punto – afferma il sindacalista – è per quanto tempo e con quali garanzie politiche per la ripartenza, visto che comunque da un punto di vista tecnico, considerate le condizioni dell’impianto, è difficile fare previsioni. Rimaniamo quindi contrari ad una fermata superiore alle due settimane per non compromettere la vita dell’altoforno». Le voci che corrono in azienda parlano invece di un blocco di cinque settimane e questo orientamento, a quanto pare, avrebbe innescato anche divergenze tra gli stessi dirigenti tecnici della fabbrica.

Nessuna novità, intanto sul fronte del possibile acquirente della Lucchini. Il Fondo Klesch, che ha completato da tempo la due diligence, non ha ancora presentato il piano che aveva promesso prima della fine del mese. Ed è il sindaco Gianni Anselmi - ieri a Roma per due incontri tecnici ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico - a ribadire di aver sempre considerato «l’offerta Klesch un’ipotesi inconsistente» e che «qualsiasi altra proposta che possa arrivare in questa fase da un soggetto di non chiaro profilo industriale apparirebbe solo come un nuovo diversivo per evitare il commissariamento. Allo stesso modo considererei un diversivo anche un’eventuale richiesta di concordato in continuità da parte dell’azienda. Il tempo dei diversivi, se mai c’è stato, ora è scaduto».

E dello stato della siderurgia si è parlato giovedì a Roma anche in un convegno nazionale della Cgil al quale ha partecipato il segretario nazionale Susanna Camusso. «Serve subito convocare gli stati generali della siderurgia per impedire il lento e inesorabile declino di un settore strategico per il Paese, come si sta registrano nei casi di Taranto, Piombino e Terni», ha sostenuto Fausto Durante, della segreteria nazionale, lanciando un appello al ministro Passera perché «riattivi immediatamente l’Osservatorio siderurgico, vari una piattaforma tecnologica nazionale come strumento di orientamento della politica di ricerca e innovazione e, infine, convochi gli stati generali».

«Non bisogna lasciare alla deriva il settore siderurgico, viste le situazioni in cui versano Piombino, Terni e Taranto – aggiunge – perché ci sono tanti avvoltoi fuori dai confini nazionali che stanno aspettando la fine dei nostri stabilimenti per dividersi le spoglie della siderurgia italiana».

E della Lucchini di Piombino, dopo la conferenza stampa della mattina insieme ad Anselmi, ha parlato ancora Pierluigi Bersani nel suo intervento di giovedì sera a “Porta a Porta”, chiedendo che il governo convochi un tavolo per la siderurgia e considerando inevitabile la strada del commissariamento della Lucchini.

In questa situazione spicca il silenzio del Cda Lucchini, che ha lasciato tutto appeso alla proposta Klesch che non è arrivata. Qualcosa pur dovrà pur dire lunedì prossimo, 3 dicembre, durante l’incontro tra le parti sociali e le istituzioni convocato a Firenze dal presidente della Regione Enrico Rossi.

Intanto la Fiom sta preparando lo sciopero di 24 ore di mercoledì 5 per il contratto nazionale, il lavoro, il salario, la dignità e i diritti. Da Piombino partiranno pullman per la manifestazione a Firenze alle 6,30 dalla portineria centrale, con fermate a Venturina (6,40), San Vincenzo (6,45) e Donoratico (6,55).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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