Gioco
«Siderurgia, la soluzione solo col tavolo nazionale»
I sindacati esprimono al prefetto preoccupazioni per una lunga fermata dell’Afo Il sindaco Anselmi lancia un nuovo appello perché entri in campo il governo
PIOMBINO. L’attesa di queste ore è per il piano che klesch presenterà per la Lucchini. Nei giorni scorsi è circolata la cifra di 200 milioni come possibile offerta economica. Per il resto si sa che Klesch è interessato ad acquisire solo i laminatoi, ai quali sarebbe disposto ad affiancare un forno elettrico. L’area a caldo sarebbe invece lasciata al proprio destino.
Fim, Fiom, Uilm e le Rsu Lucchini hanno espresso anche ieri la loro contrarietà a questo piano durante l’incontro che nel pomeriggio hanno avuto con il prefetto Tiziana Costantino. I sindacati ritengono una «bufala» l’offerta del Fondo svizzero e ripetono di non essere interessati. Ed anche in relazione agli sviluppo negativi della vicenda Taranto, sostengono che è urgente che il governo apra un tavolo di confronto sulla siderurgia.
Ma c’è una preoccupazione ancor più ravvicinata che i sindacati hanno espresso ieri al prefetto, cioè che una fermata prolungata dell’altoforno (le voci parlano di 5 settimane) metta a grave rischio gli impianti. E non hanno nascosto neppure la loro idea che un’eventuale blocco, causato dal reffreddamento del crogiuolo, possa trasformarsi in una leva per facilitare i piani del Cda Lucchini, che appare sempre meno convinto sulle prospettive dell’area a caldo.
«Contiamo che l’incontro di giovedì col governo sul caso Taranto – dice il segretario della Fiom Luciano Gabrielli – rappresenti l’inizio di una discussione sullo stato dell’intera siderugia». E al prefetto i sindacati hanno anche manifestato il timore che la vertenza Lucchini, finora tenuta sotto controllo anche attraverso il ricorso ai contratti di solidarietà, di fronte all’aggravarsi della situazione possa creare anche problemi di ordine pubblico.
Un tavolo nazionale sulla siderurgia è tornato a chiederlo anche il sindaco Anselmi commentando la situazione di Taranto. «Mai come oggi – sostiene – serve un tavolo nazionale che affronti a tutto tondo il problema delle produzione di acciaio, in termini di messa in sicurezza competitiva, ambientale e di lavoro. A Taranto – aggiunge i problemi sono del tutto diversi da Piombino. Lì c’è una questione ambientale da risolvere, mentre qui manca una progettualità industriale e c’è carenza di interlocutori. Mai come oggi c’è la necessità di un sguardo alto che tenga conto delle possibili politiche industriali, territoriale, infrastrutturale e portuale». (g.p.)
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