Il dolore
«Più che un accordo è una condanna»
La Uil critica sull’intesa raggiunta tra i sindaci e l’assessore Marroni: un bluff, i veri problemi non sono risolti
PORTOFERRAIO. «Quell’accordo condanna i cittadini elbani al pendolarismo sanitario e spezzetta l’azienda sanitaria». È un giudizio severo quello di Paolo Camelli, responsabile di Uil Fpl, lontano anni luce dalla cauta soddisfazione dei sindaci e dei comitati per l’accordo sulla sanità elbana raggiunto con l’assessore regionale Luigi Marroni. Del resto i sindacati, che pochi giorni fa con un documento unitario avevano fatto trasparire una certa insofferenza nei confronti della protesta e della trattativa sindaci-Regione richiamando la necessità di un ritorno a una logica di programmazione aziendale, sono i grandi assenti al tavolo della sanità dell’isola. L’intervento di Camelli non fa che ribadire quanto siano distanti le posizioni della Uil rispetto a quanto portato avanti dai sindaci.
«Quando nel pieno di un forte processo di riorganizzazione si isola un pezzo del sistema produttivo l’inevitabile conseguenza è la crisi dell’intera azienda – attacca Camelli – nella Asl 6 esistono grandi problemi a Livorno, a Cecina, a Piombino, come e quanto all’Elba».
Il responsabile del sindacato ha un’opinione molto dura sull’intesa firmata con Marroni. «La Regione e i sindaci – dice – con l’accordo firmato per l’Elba hanno trovato il modo di lavarsi le mani come Ponzio Pilato. L’unica vera novità è la guardia h24 anestesiologica, mentre il primario di medicina era già bandito da 1 anno, gli interventi di chirurgia e ortopedia programmata con chirurghi del dipartimento avviene da 5 anni». La critica di Camelli non si ferma qua: «La telerefertazione è già stata decisa nel 2012 in tutta l’azienda, mentre il rafforzamento del pronto soccorso estivo si fa da 10 anni. La realtà è che i nodi veri della sanità elbana sono stati e saranno totalmente ignorati».
Secondo Camelli manca nell’accordo un rafforzamento del pronto soccorso e dell’emergenza-urgenza che necessita di interventi strutturali e non solo per il periodo estivo. «Non c’è un impegno a rafforzare la parte chirurgica del pronto soccorso in grado di assorbire una parte della domanda che oggi viene trasferita oltre il canale – aggiunge – non c’è la dovuta attenzione al personale infermieristico. C’è invece un ritorno indietro per la guardia medica, ovvero per un servizio totalmene inutile e c’è una riproposizione della funzione dipartimentale nell’area chirurgica che non può funzionare semplicemente perché non si dice chi la paga, in quanto si aggiunge a una chirurgia con 22 posti letto, con 7 chirurghi e 2 ortopedici, con sale operatorie utilizzate al 20%, che costa 5 milioni di euro per realizzare 160 interventi e 400/500 ricoveri-anno con una bassa casistica».
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