Sicurezza
«Aiutateci prima che possa prevalere la disperazione»
Appello dei coordinatori della Rsu Lucchini al prefetto e al ministro Passera «Fermare per 40 giorni mette a rischio la vita dell’altoforno Lucchini»
PIOMBINO. «Fino ad oggi siamo riusciti a gestire questa fase difficile, sfociata in un grande manifestazione che ha visto in piazza 10mila persone partecipare ad un corteo civile, ma senza risposte, senza un futuro, non è possibile continuare a gestire nella calma e negli slogan senza che la disperazione non prenda il sopravvento. Dateci una mano a continuare e salvare un territorio ma anche un prodotto strategico per l’Italia». È questo l’appello finale contenuto in una lettera che i coordinatori della Rsu Lucchini Mirko Lami, Sergio Cardellini e Lorenzo Fusco hanno inviato al prefetto, Tiziana Costantino e al ministro dello Sviluppo Corrado Passera.
I tre sindacalisti ripercorrono orgogliosamente le storiche tappe della lavorazione del ferro ne territorio, dagli Etruschi al moderno stabilimento che nel 1860 introdusse in Italia il primo convertitore Bessemer, al primi ciclo integrale del 1897. Gli anni di sviluppo e poi quelli del declino: la crisi della seconda metà degli anni Ottanta fino alla privatizzazione con Lucchini. Anni in cui l’occupazione è passata alla punta di 7823 dipendenti dell’81 agli attuali 2100.
Orgogliosi di fare acciaio che, dicono i coordinatori Rsu «vogliamo continuare a fare». Si appellano dunque al prefetto «affinchè si verifichi quali sono le vere intenzioni della Lucchini», perché tutto questo si potrebbe continuare a fare se fosse percorribile la proposta fatta al ministero per ricercare sinergie con Taranto e Trieste.
Ma c’è una preoccupazione più vicina che i sindacalisti esprimono al prefetto. «Si parla di fermare l’altoforno per 40 giorni, con rischi elevati per il raffreddamento del crogiuolo. Abbiamo sempre difeso l’altoforno e mai lo abbiamo messo in pericolo. Anche quest’anno, di fronte a un grave rischio, abbiamo chiesto di lavorare il Primo maggio, mentre l’azienda spesso lo ha fermato il sabato e la domenica come se fosse un negozio di ferramenta, mettendo a rischio i refrattario».
«Questa dirigenza non riesce ad avere ordini, non riesce ad avere crediti, come si può rischiare di fermare questo impianto, rischiando di non farlo ripartire, per andare verso altri progetti a noi non favorevoli ma addirittura penalizzanti per il comprensorio?».
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