Il Tirreno

Piombino, una città in lotta per non chiudere

Piombino, una città in lotta per non chiudere

Dopo la grande manifestazione, arrivano giorni decisivi per le sorti della Lucchini

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PIOMBINO. E' come se tutta la città fosse concentrata per un unico scopo: salvare il proprio polo siderurgico, polmone di occupazione e di reddito per decine di migliaia di famiglie. Lo ha dimostrato il grande corteo di lunedì sera, al quale hanno partecipato 10mila persone: erano anni che a Piombino non si vedeva così tanta gente scendere in piazza. Oltre le aspettative degli stessi sindacati. «É stata una manifestazione di popolo – commenta il segretario della Fiom Luciano Gabrielli – Sono sfilate in corteo intere famiglie con bambini piccoli in braccio o in carrozzina. È stata una grande emozione entrare in piazza Verdi in un silenzio surreale, con tutti i negozi chiusi. Il segno evidente che questa lotta non riguarda più solo le fabbriche, ma tutto il mondo del lavoro. Di tutto questo ringraziamo la città, gli artigiani, i commercianti, gli imprenditori che rischiano di vedere aumentare le loro già pesanti difficoltà».

Prima, l'aveva dimostrato il gesto eclatante del sindaco Gianni Anselmi, salito su un tetto della Lucchini per chiedere (e ottenere) un incontro al Governo. La settimana in corso potrebbe essere decisiva per le sorti della Lucchini. Il fondo Klesch si è infatti impegnato a presentare la sua proposta concreta a Rothschild, l'advisor Lucchini, entro questa settimana. Ma anche sulla scia della manifestazione di lunedì i sindacati tornano a chiedere che «il governo intervenga subito per prendere in mano l'economia del territorio». Del piano Klesch si conoscono i contorni, che al momento trovano la ferma opposizione dei sindacati e del sindaco Anselmi. «A Milano – ricorda il segretario della Uilm Vincenzo Renda – i manager Rothschild ci hanno prospettato un piano che ci sembra irrealizzabile».

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