Gioco
Altoforno intoccabile, pronti all’autogestione
Il monito dei sindacati al cda Lucchini, nuovamente invitato ad andarsene Anselmi sprona il governo: «Intervenga, non si crea sviluppo sulle macerie»
PIOMBINO. La piazza si riempie piano piano, le migliaia di manifestanti prendono posto in modo ordinato, il silenzio rotto solo dal suono incessante dei fischietti che ha accompagnato tutto il corteo. L’atmosfera è un po’ strana, col buio, le torce, i negozi con le serrande abbassate. Piombino sembra davvero una città spettrale, le facce dei piombinesi che la vedono per la prima volta così, dicono chiaramente che stavolta c’è davvero una grande paura per il presente. E pure e per il futuro, che sarà al centro un po’ di tutti gli interventi dal palco.
Dopo che il segretario Uilm Vincenzo Renda ringrazia le migliaia di partecipanti, «perché non ci poteva essere migliore risposta di questa», rinnovando la richiesta al governo «di un tavolo nazionale sulla siderurgia», tocca a Luciano Gabrielli, segretario Fiom, accendere la piazza.
Ci riesce facilmente perché parla chiaro e non gira intorno alle questioni: «Solo il lavoro dà ricchezza a una comunità – dice Gabrielli, parlando a nome di Fiom, Fim e Uilm – e queste fabbriche danno il pane a 5000 famiglie. Il governo ci deve aiutare a difendere il lavoro: noi le nostre fabbriche le chiamiamo Acciaierie e Magona perché non vogliamo più trattare con le multinazionali come Severstal e Mittal... E il cda della Lucchini se ne deve andare, perché sta portando lo stabilimento alla rovina. Questo sindacato però non è capace solo di contrastare, ma anche di fare proposte: ad esempio da tempo sosteniamo che si può lavorare per delle sinergie tra Lucchini, Magona e Ilva di Taranto, che sarebbero possibili e ci darebbero del tempo. Vogliamo infine che una cosa sia chiara – tuona, raccogliendo applausi da tutta la piazza – che alle acciaierie non pensino di prolungare la fermata dell’altoforno, magari per non farlo ripartire. Perché noi siamo pronti a presidiare lo stabilimento, e a difendere l’altoforno fino all’autogestione».
Poi tocca a Gabriele Bianchi, 18enne studente dell’Itc, prendersi gli applausi convinti della piazza, che non sembra intimorirlo più di tanto: «Oggi abbiamo dimostrato che gli studenti non sono menefreghisti – dice al microfono – e che sono pronti a lottare per la propria città, che rappresenta il proprio futuro. Di una cosa sono felice, di aver visto stamani alle otto gli guardi dei miei compagni un po’ tormentati e scoraggiati, diventare due ore dopo coraggiosi e fieri, per aver capito che stavolta si lotta davvero per qualcosa».
Di grande respiro il discorso di Gianni Anselmi, che ha parlato alla piazza, al governo, alle banche: «Certo pensiamo alla diversificazione dell’economia – spiega il sindaco – ma qualunque riqualificazione del territorio passa dalla qualificazione delle nostre industrie. E non esiste alcun nuovo modello di sviluppo che si possa costruire sulle macerie. Per questo aspettiamo risposte dal governo e dalle aziende perché i temi che interessano Piombino riguardano non solo il futuro della città e del territorio, ma quello di tutto il Paese». Infine una stoccata ad Alessandro Profumo, presidente di Mps, una delle banche creditrici di Lucchini, che aveva respinto l’invito di Anselmi a usare anche il criterio della generosità in questa fase così delicata: «Mi ha risposto – racconta il sindaco – che il criterio della generosità non si addice a una banca che deve pensare ai suoi stakeholders (letteralmente portatori di interessi ndr). Va bene, sappia – ironizza – che i nostri stakeholders sono tutti qui, in questa piazza, e noi li difenderemo».
Poi gli interventi di Diego Nocenti (Cna) che, a nome di artigiani e commercianti, spinge sulla necessità «di rafforzare a ammodernare la produzione manufatturiera, indispensabile per qualsiasi Paese», e di Valentina Brancaleone, giovane attrice, che nel momento in cui tutte le luci sono state spente e la piazza è stata illuminata solo da torce e telefonini, spiega come «questa piazza sia la luce, una luce che solo col lavoro nel segno dei diritti e della dignità può illuminare il nostro comprensorio».
Con la piazza ancora piena di manifestanti stipati fino in corso Italia, le conclusioni toccano a Riccardo Scerza, segretario regionale della Cisl, che parlato anche a nome di Cgil e Uil. «Qui – dice – serve una parola semplice: lavoro. Ferro e acciaio sono il sinonimo di Piombino, il governo non può restare inerte di fronte al rischi di chiusura del secondo polo siderurgico italiano, che significherebbe importare acciaio magari dalla Germania con ovvie ripercussioni su tutta la produzione italiana per la quale l’acciaio è indispensabile».
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