Il dolore
Suggestioni sospese, ma senza cuore
Un’occasione sprecata. Questa la sensazione più immediata di fronte al film di Stefano Mordini, che nelle mani aveva un romanzo magari imperfetto, ma vivo e intenso. Sullo schermo invece resta poco...
Un’occasione sprecata. Questa la sensazione più immediata di fronte al film di Stefano Mordini, che nelle mani aveva un romanzo magari imperfetto, ma vivo e intenso.
Sullo schermo invece resta poco o nulla dell’essenza letteraria di Silvia Avallone, tradotta in una pellicola che punta più ai luoghi che ai personaggi. Le inquadrature strette sui volti degli attori, raccolte in quadri volutamente mossi, vorrebbero coinvolgere lo spettatore, trascinato in campi scenici ruvidi e ridotti, talvolta limitati ai primissimi piani o addirittura al dettaglio.
Le intenzioni però restano mero processo tecnico che, seppur a tratti suggestivo, non compie quel passo necessario per diventare racconto.
La storia si perde così in una lentezza che vuole essere emozionale, risultando solo pretestuosa, mentre gli sguardi dei protagonisti si alternano a campi lunghi quasi inanimati; scenari attraenti (grazie alla fotografia di Marco Onorato) privi di vita.
Di positivo c’è la prova delle due esordienti piombinesi, Anna Bellezza e Matilde Giannini, che cercano di dare anima al legame di amicizia. Un vincolo emotivo che nel libro scandiva gli avvenimenti, mentre sullo schermo viene trascurato a vantaggio di un percorso filmico che mortifica la narrazione, in cambio di micro-eventi slegati dal contesto.
Le inquadrature ravvicinate, la fabbrica come immenso mostro infuocato, la provincia operaia e il mare luccicante.
Stefano Mordini lavora sulle atmosfere, suggerisce piuttosto che esibire, ma così facendo firma una pellicola sospesa, senza cuore. (f.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google