Il Tirreno

L’urlo dei settemila in difesa dell’ospedale

di Luca Centini
L’urlo dei settemila in difesa dell’ospedale

Manifestazione storica per le vie di Portoferraio contro i tagli alla sanità Peria: «Dagli elbani una dimostrazione di civiltà, ora la Regione ci ascolti»

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PORTOFERRAIO. La città sembra ancora mezza addormentata. Eppure, percorrendo la calata, si respira un’aria strana. Elettrica. I ragazzi delle scuole si muovono a gruppetti verso l’area portuale. Nel piazzale dell’Alto Fondale i primi manifestanti sono già riuniti, chi con uno striscione, chi con indosso la fascia tricolore distribuita dai comitati, come simbolo della vicinanza ai primi cittadini che stanno presidiando l’ospedale notte e giorno. Giovedì 7 novembre erano saliti sopra il tetto per dire basta alla riorganizzazione dei servizi sanitari intrapresa dalla Asl, per fermare il depotenziamento dei reparti. I tagli nell’aria in chirurgia sono stati la gocciolina che ha fatto traboccare il vaso. «Oggi siamo tutti sindaci» diventa uno slogan, prima sussurrato a bassa voce, poi urlato al megafono dai responsabili dei comitati.

Sono le 9,30. Intorno a un trattore avvolto da una bandiera tricolore, usato dai comitati come punto di riferimento avanzato del corteo, sono già raggruppate alcune migliaia di persone. «Siamo tanti – dice Francesco Semeraro, uno degli animatori dei comitati elbani riuniti – ma il grosso deve ancora arrivare». Mano a mano il piazzale si gonfia di uomini, donne, tanti studenti. Quando il corteo si muove verso gli imbarchi il serpentone si estende già per qualche centinaio di metri. Le sirene della Giraglia e del Gigierre di Aquavision salutano e scuotono la folla che ricambia facendo partire applausi scroscianti.

«Noi vogliamo il nostro ospedale», l’urlo scandisce il ritmo del corteo che, passo dopo passo, si fa più imponente. «Siamo più dell’anno scorso». La voce passa di bocca in bocca e viene confermata anche dalle forze dell’ordine che seguono la manifestazione.

I manifestanti sono, secondo le stime, circa 7mila. Numeri superiori rispetto alla manifestazione dello scorso anno, quando 5mila persone portarono forse per la prima volta sotto i riflettori il rebus della sanità elbana. Sono le 10,30. Il corteo sfila compatto in via Carducci. Su un apino Adolfo Tirelli, uno dei responsabili del comitato, passa il megafono a chi vuole parlare. Si capisce subito che lo sfogo di 7mila persone non si limita alla sanità. Sull’apino sale lo studente Davide Zini: parla di una scuola che ogni anno fa fatica a reperire i docenti e ad assicurare continuità didattica. In corteo ci sono gli avvocati, che stanno portando avanti da mesi la battaglia contro il taglio già annunciato dal governo della sede distaccata del Tribunale. Ci sono cittadini comuni che gridano la propria esasperazione per le condizioni del trasporto marittimo.

La sanità, insomma, è solo una, la più importante, delle tante battaglie che l’isola sta combattendo. Sono le 11. Davanti alla sede della Provincia i responsabili dei comitati e i sindaci prendono, a turno, la parola. Davanti a loro la folla si stringe nel piazzale, fino ad arrivare al lato opposto della strada. «La prima cosa che deve dire un sindaco oggi è grazie ai cittadini dell’Elba, grazie, grazie, grazie – ha detto Peria con la voce rotta dall’emozione – io il 27 smetto di fare il sindaco, se quell’ospedale non viene salvato. Sapete perché smetterò? Perché questa fascia tricolore siete voi e quando i vostri diritti vengono compressi, io da sindaco mi dimetto. Smetto di farlo». Il microfono passa ad Anna Bulgaresi, Andrea Ciumei, Vanno Segnini e Luca Simoni. La parola unità viene pronunciata a più riprese dai primi cittadini. Un fatto insolito, in un’isola in cui la frammentazione politica è tradizionalmente un nervo scoperto. Stavolta i sindaci stanno con la gente, in testa al corteo, uniti come di rado si è visto. Una compattezza che servirà nei prossimi giorni, quando i primi cittadini incontreranno la commissione regionale sulla sanità (lunedì) e venerdì l’assessore regionale Luigi Marroni, il grande assente della giornata. Martedì i sindaci hanno inviato in Regione il documento con le richieste per una riorganizzazione della sanità che tenga conto delle caratteristiche particolari dell’isola. Il colloquio telefonico tra Peria e l’assessore Marroni sembra aver aperto uno spiraglio, la speranza dei sindaci è che la manifestazione pacifica e civile messa in piedi ieri contribuisca ad aprire un nuovo varco. Non tutti, però, tra i manifestanti, sono convinti dell’efficacia dell’azione dei primi cittadini. Un gruppo di studenti non si trattiene da intonare cori contro la politica. «Ormai è troppo tardi, non vi crediamo». E Barbetti, l’unico sindaco a non esser salito sul tetto, non risparmia critiche ai colleghi, ricevendo indietro fischi e urla dei manifestanti. È l’ultimo, unico, momento di tensione che accende una manifestazione storica per l’isola.

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