Attenzione
Lucchini: «Obbligati a trattare»
Il presidente del Cda Mari incontra i sindacati sul piano Klesch, ma apre anche ad altre ipotesi
PIOMBINO. I percorsi intrapresi dal Cda Lucchini e dai sindacati sono ormai nettamente separati e sono destinati a rimanerlo almeno fino a che resterà in campo il Fondo Klesch, che si è impegnato a presentare una proposta d’acquisto entro l’ultima settimana di novembre.
Il presidente del Cda Giuliano Mari ha infatti ieri ripetuto la posizione dell’azienda durante l’incontro con Cgil, Cisl e Uil regionali e i segretari locali di Fim, Fiom e Uilm che si è svolta nella sede della Confindustria di Firenze. «Abbiamo l’obbligo di valutare la proposta di klesch», ha ripetuto Mari, anche se non ha chiuso sulla disponibilità a valutare anche altre proposte.
Insieme al presidente erano presenti all’incontro l’ad Francesco Chindemi, il Cfo Fausto Azzi. La delegazione piombinese era composta dai segretari di Fim, Fiom e Uilm, rispettivamente Vincenzo Renda, Luciano Gabrielli e Fausto Fagioli e da Giuseppe Bartoletti e Giorgia Beltramme della Cgil.
Klesch ha in corso una due diligence, ma per quello che dei suoi intenti è emerso anche ieri, sarebbe interessata a rilevare solo i treni di laminazione e a realizzare un fondo elettrico, costituendo un new company. L’altoforno resterebbe in funzione solo per il tempo necessario a costruire l’acciaieria elettrica, 30-36 mesi al massimo. Inoltre in campo ci sarebbe un non meglio precisato piano immobiliare per sfruttare le aree di proprietà Lucchini da bonificare.
Un piano sul quale anche ieri i sindacati hanno espresso la più netta contrarietà, continuando a sostenere la necessità di difendere l’area a caldo e «di lavorare per un rilancio complessivo dell’azienda nel suo insieme anche attraverso la costituzione di nuove compagini industriali funzionali al rilancio dello stabilimento».
Ed a questo punto torna in ballo il ruolo che i sindacati chiedono di esercitare al governo. «Il tempo sta per scadere – sottolineano – e il governo deve attivarsi al più presto per favorire una cordata di imprenditori che punti al rilancio dell’attività della Lucchini, utile a difendere il settore siderurgico, oggi al centro di vicende che rischiano di farlo scomparire del tutto dal Paese».
Il sindacato, insomma, punta sulla rapida costituzione di un tavolo della siderurgia, dove affrontare unitariamente i problemi di Piombino, Taranto, Genova e Trieste. L’obiettivo è quello di creare sinergie tra i principali stabilimenti siderurgici, considerando che l’Ilva, per le note vicende, sarà costretta a produrre 2 milioni di tonnellate in meno.
«Abbiamo invitato l’azienda a fermarsi», commenta il segretario Fiom Gabrielli. «Quello di Kresch ci sembra più un’utopia che un progetto industriale», aggiunge Vincenzo Renda della Uilm, mentre Fausto Fagioli della Fim sottolinea che «la vertenza Lucchini non si più risolvere senza un intervento deciso del governo».
E qui si inserisce quella che è stata interpretato come una apertura da parte del Cda: «Disponibili a valutare altre proposte, ma qualcuno ce le deve fare». I sindacati stanno intanto preparando la grossa manifestazione interprovinciale di lunedì prossimo con l’obiettivo di ottenere un incontro urgente al ministero dello Sviluppo.
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