Il Tirreno

Educazione alla legalità tra i banchi

PIOMBINO. Un progetto per favorire l'educazione alla legalità. Soprattutto tra ragazzi e adolescenti. Il documento si chiama «protocollo d'intesa sulla formazione in tema di legalità e informazione...

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PIOMBINO. Un progetto per favorire l'educazione alla legalità. Soprattutto tra ragazzi e adolescenti.

Il documento si chiama «protocollo d'intesa sulla formazione in tema di legalità e informazione sulla prevenzione di reati». A lanciarlo la prefettura, che ha raccolto le adesioni di Provincia, Comune di Livorno, ufficio scolastico provinciale e, infine, il Comune di Piombino (l'accordo deve essere formalizzato). In sostanza, si tratterà di promuovere delle iniziative per la promozione della cultura della legalità principalmente tra soggetti scolastici: insegnanti e allievi di scuola dell'obbligo e superiori.

L'affermazione dei valori della legalità, spiega il protocollo, richiede un sempre più rigoroso impegno sul piano formativo: l'educazione in materia, rappresenta il presupposto per una contrapposizione efficace ai fenomeni di criminalità. A questo scopo, prosegue il protocollo, lo strumento ritenuto migliore è il raccordo tra le istituzioni e la società civile e l'informazione una strada possibile tra quelle da privilegiare: bambini e adolescenti devono esserne i destinatari principali, ovviamente assieme a chi – come gli insegnanti – vive quotidianamente e in modo costruttivo il rapporto con loro. Questo genere di informazione – specifica la delibera della giunta comunale – diventa importante in merito alla prevenzione di particolari tipi di reato, come quelli connessi all'utilizzo del web che – specifica il documento - «anche se costituisce opportunità di interrelazione, nasconde margini in cui si possono trovare spazi per la commissione di reati in particolare verso bambini e adolescenti».

In sostanza, tutelare i ragazzi dal cyber-bullismo, metterli a conoscenza delle norme per muoversi in sicurezza sia nelle operazioni di ricerca su Internet, sia nella partecipazione ai social network, dei quali i giovani dai 13 anni in su costituiscono una parte notevolissima dell'utenza. Le istituzioni, specifica la delibera, hanno il dovere di impegnarsi per la crescita di questa cultura, e contribuire, con iniziative specifiche, a far crescere nei ragazzi la conoscenza delle norme e l'esigenza di come queste possano costituire «il fondamento per migliori condizioni di vita».

Melisanda Massei Autunnali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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