Il Tirreno

“Acciaio”, un mezzo flop Freddezza e poco pubblico

di Francesca Lenzi
“Acciaio”, un mezzo flop Freddezza e poco pubblico

Nonostante l’attesa e la grande pubblicità appena 150 spettatori in sala All’Odeon i sindacalisti hanno distribuito un volantino: difendiamo le fabbriche

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PIOMBINO. Non c’è il pieno di spettatori alla prima piombinese di “Acciaio”. Sono poco più di 150 le persone al primo spettacolo delle 20, 50 quelle alla proiezione successiva. Non c’è il pienone di gente, come non c’è il pieno di entusiasmo, come non c’è neppure la stroncatura feroce.

Piombino, nel primo giorno di “Acciaio” ha mostrato lo stesso volto della maggior parte dei giudizi raccolti all’uscita della proiezione: una lentezza nelle immagini che si riflette nei pareri scettici e nelle impressioni poco emotive del pubblico.

Sono le 19,50 e all’interno dell’Odeon è arrivata una quarantina di spettatori, quando davanti al cinema di via Lombroso due sindacalisti, Mirko Lami e Daniele Bedendo, distribuiscono un volantino: «Acciaio è il titolo di questo film…». Inizia così il manifesto consegnato alla gente che porta la firma dei sindacati di fabbrica; un foglio che racconta la crisi siderurgica di un territorio che non vuole chiudere, e un invito a partecipare alla manifestazione di lunedì (ore 17,30 dal largo Caduti sul Lavoro).

Poi si spengono le luci e parte la pellicola. Alcuni timidi applausi sui titoli di testa, davanti ai nomi di Anna Bellezza e Matilde Giannini, da parte di giovani spettatrici, probabilmente amiche delle due interpreti. Poi una visione perlopiù silenziosa. Solo qualche battuta («Bada, i Ghiaccioni» e «Bah, chi non ha letto il libro secondo me non ci capisce nulla»), in un clima freddo.

Il finale, con i titoli di coda, accolti in un silenzio glaciale, col pubblico che abbandona la sala, è l’epilogo coerente di un film che sembra non avere appassionato i piombinesi. Pareri diversi all’uscita della proiezione, in generale perplessi e con un diffuso tono di distacco.

«Poteva essere sviluppato in modo più concreto rispetto al libro – afferma Massimo Antonioni – Ci sono delle scene che fanno pensare, facendo intravedere quella realtà più cruda che noi piombinesi non vogliamo far vedere ai turisti. Speravo in qualcosa di più fluido, a tratti sembrava un film francese. Nel complesso comunque non sono deluso».

Non è scontento nemmeno Cristiano Nannipieri: «Me lo aspettavo più o meno così – dice – Certo è un po’ lento e diverso dal libro, che mi è piaciuto. Ero curioso di vedere Piombino e la fabbrica, e credo che nella pellicola la città ne esca meglio rispetto al romanzo della Avallone».

Poco soddisfatto Matteo Miles: «Non mi è piaciuto molto – parla il giovanissimo spettatore – Non sono un esperto di cinema, ma non mi è sembrato granché. Volevo vederlo perché è stato girato a Piombino. Quanto alle due ragazze, hanno recitato bene».

Anna Bellezza e Matilde Giannini sono state brave anche per Giovanna Manneschi, che tuttavia boccia senza appello il film: «Noioso. Se non fosse stato ambientato a Piombino, me ne sarei andata prima della fine. Mi aspettavo qualche fotografia bella della città in contrapposizione alla fabbrica. Il libro è più vivace, brillante. Il film, oltre a non rispecchiare la realtà di Piombino, non sembra avere sceneggiatura, ti perdi nel racconto».

Negativo anche il giudizio di Michela Cesaretti: «Non ho letto il libro e non ho un termine di paragone – dice – ma sono delusa. È una storia triste, nessuno che sorrida, dialoghi inesistenti; non ho proprio capito il significato, e non mi ritrovo nella realtà che racconta».

“Acciaio” è invece piaciuto alla 17enne Lucrezia Foti: «Il mio parere è positivo. Le due protagoniste le conosco solo di vista, e devo dire che sono state molto brave. La scena che ho preferito? Quella al pattinodromo quando Anna e Francesca litigano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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