La manifestazione
Asl, mensa risparmiata dai tagli
Ma intanto la direzione amministrativa chiede di limitare le spese di cancelleria
PIOMBINO. Merende sparite, bottiglie d’acqua razionate, menu ridotto a una sola scelta, bibite gassate debellate dalla mensa dipendenti. Gli effetti della spending review si fanno sentire anche nell’ambito sanitario, e ad essere colpiti dai tagli del governo sono anche i pasti destinati a pazienti e lavoratori.
Sono di questi giorni notizie riguardanti episodi del genere in più ospedali, con spuntini che saltano e lista vivande ridotta all’osso. In Toscana le varie riduzioni in tema gastronomico toccano le Asl che fanno capo all’Estav Nord-Ovest: Massa e Carrara, Lucca, Pisa, Versilia e azienda ospedaliera di Pisa. Nell’elenco manca Livorno. Non è una dimenticanza. Infatti in tutti gli ospedali di competenza dell’Usl 6, Piombino compreso, non si cambiano abitudini, scampando per il vitto alla scure della spending review.
Almeno per ora. Infatti dall’azienda non si sbilanciano in previsioni per un pericolo che, prima o poi, potrebbe toccare anche Livorno. È di pochi giorni fa la lettera del direttore amministrativo Gabriele Morotti, indirizzata a tutte le strutture del territorio provinciale, con la quale si invitava i dipendenti a «limitare il consumo di cancelleria allo stretto necessario, evitando richieste di materiale superfluo e sostituibile con materiale a disposizione di minor costo».
Fornendo poi, e in generale, suggerimenti improntati a una maggiore oculatezza. Un documento, quello di Morotti, che in sostanza avvalora la situazione critica sul fronte sanità, alle prese con tagli sempre più ampi.
A salvarsi, per il momento, però nel contesto livornese sono i pasti ospedalieri. Ecco allora che menu per pazienti e mensa dipendenti non vengono modificati, lasciando inalterato il sistema gastronomico, affidato in gestione alla società Serenissima di Vicenza. Per i degenti vengono confermati colazione, pranzo, cena e, nel mezzo, la merenda con tè e biscotti. Quanto ai pasti principali possibilità di doppia scelta, ad esempio (siamo sempre in ospedale, ricordiamolo) fra pasta al pomodoro o riso in bianco. Ovviamente la regola generale vuole che l’assortimento più ampio sia legato a quelle situazioni sanitarie non legate da diete particolari. Nel caso di un paziente obbligato a seguire un certo tipo di nutrizione, resta ferma la presenza della giusta alimentazione.
Condizione invariata anche alla mensa dipendenti, dove si inizia con il primo (almeno due scelte, in alcune strutture tre), continuando con il secondo, per concludere con frutta, bevendo a piacere acqua o vino.
Francesca Lenzi
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