Il Tirreno

Rapaci impallinati, ora è una strage

di Cecilia Cecchi
Rapaci impallinati, ora è una strage

Forte aumento dei casi al Centro recupero di Livorno. Il Wwf propone di dare più riposo alla fauna e favorire la vigilanza

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PIOMBINO. Domino, l’ibis eremita ferito da un bracconiere a Marina di Cecina sta meglio e ci sono speranze che possa tornare a unirsi allo stormo per la prossima migrazione. Mentre al Centro recupero uccelli marini acquatici di Livorno, come conferma il direttore sanitario Renato Ceccherelli continuano a ritmo impressionante gli arrivi di uccelli impallinati. Due giorni fa un altro sparviero, recuperato in area Promontorio dalla polizia provinciale.

«Di rapaci presi a fucilate – dice Ceccherelli – ne ospitiamo una diecina, tra loro gufi di palude, sparvieri, barbagianni. Specie che sarebbero tutte protette. A una poiana ho trovato una rosata di 20 pallini... Numericamente una situazione molto peggiore persino rispetto allo scorso anno. Ci eravamo stabilizzati da un po’ su cifre relativamente basse, l’accelerazione attuale parla di disastro».

La mortalità dopo l’arrivo al Cruma? «Tendenzialmente – assicura Ceccherelli – gli uccelli presi a fucilate, anche se non nell’immediato, in buona percentuale possono tornare liberi. Nei casi più gravi, muoiono nel giro di pochi giorni e si ricorre all’eutanasia pochissime volte». Insomma non tutto è perduto. «Vale la pena provare, abbiamo un buon 60% di successi» risponde il dottore. E per chi non può volare più, ospitalità al Cruma o in centri appositi.

Ma sono davvero di più i casi di animali protetti colpiti quest’anno? Accetta di parlarne Guido Scoccianti responsabile Wwf Toscana settore caccia: «Dati precisi ancora non li abbiamo - spiega – ma i numeri sono sempre limitati rispetto a quanti uccelli protetti vengono in realtà uccisi. Però stavolta – sottolinea – c'è un susseguirsi di notizie di casi simili in tutta Italia, che rivela una situazione ancora più allarmante».

Più cacciatori? Sempre più scarso rispetto per l'ambiente? «A parte le ovvietà – chiarisce Scoccianti – possono influire diversi fattori reali. Negli anni, purtroppo, c'è sempre minore vigilanza sul territorio, le forze dell'ordine sono adibite ad altri servizi. Per esempio la polizia provinciale è spesso sulle strade con l'autovelox. Dunque riduzione degli uomini in campo e le guardie volontarie Wwf non possono colmare i vuoti: i numeri delle persone coinvolte sui diversi fronti sono impari. Mancano poi – prosegue – le aree di protezione. La Provincia non rivede mai i piani faunistici, che scadono ogni 6/7 anni e vengono rinnovati reiterando gli errori. Si lasciano fuori dalla protezione aree che dovrebbero essere necessariamente protette come ad esempio il Promontorio di Piombino o l'Argentario, il Palude di Fucecchio o Massaciuccoli. Dunque si prosegue con l'inadeguata tutela delle zone chiave. Per scelte politiche – conferma – non si vuole in nessun modo ridurre la pressione venatoria, allargando anzi le maglie della normativa, dando continue nuove autorizzazioni per periodi e per genere: ma così i cacciatori credono di poter sparare quando vogliono a tutto quello che vogliono, una specie di liberalizzazione generale senza i dovuti controlli, tutto l'anno sia di giorno che di notte».

Eppure nel tempo di proposte il Wwf ne ha fatte. «Certo – ricorda Scoccianti – ad esempio sui 3 giorni la settimana su 5: pur lasciando 3 giorni per la caccia, l’idea di renderli fissi per tutti, in modo tale che il riposo per la fauna salirebbe a 4 giorni e semplificherebbe molto il controllo. Poi? Magari concentrare tutti nelle ore del mattino, scelta condiviusa anche dagli ambienti scientifici, sempre per favorire il controllo».

Ora, i continui ritrovamenti. «Difficile distinguere tra il bracconiere di professione o chi semplicemente uccide ogni cosa – risponde – si tratta sempre di reati penali e la lista di specie protette colpite è lunghissima, a partire da un’aquila reale sulle Apuane. Un fiorire in tutta Italia. Al di là dell'inciviltà e della pressione delle associazioni venatorie, sul campo ci dovrebbero essere le istituzioni: corpo forestale e polizia provinciale, da incrementare e non ridurre».

«Abbiamo ancora un calendario regionale venatorio di valenza pluriennale, approvato come legge proprio per evitare ricorsi. Dal 2002 riproposto e prolungato nel 2010. Ma anche la Corte costituzionale ha sentenziato che dovrebbe essere fatto per delibere amministrative, proprio perché possa essere ritoccato ogni anno e contrastato. Così ci stiamo muovendo, facendo ricorso ai singoli calendari provinciali per poi risalire a quello regionale. Processi lunghi, ma noi non ci arrendiamo» assicura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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