Il Tirreno

«Il lavoro e i diritti, prima di tutto»

«Il lavoro e i diritti, prima di tutto»

Oltre 400 persone al palazzetto per il discorso di Vendola, leader di Sel e candidato alle primarie del centrosinistra

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PIOMBINO. l lavoro, la siderurgia, i diritti sociali e civili sono stati al centro della giornata piombinese di Nichi Vendola. Prima durante un incontro i Comune con il sindaco Gianni Anselmi ed i sindacati, poi al palazzetto di via Ferrer, dove ad attenderlo c’erano almeno 400 persone.

Di siderurgia, il tema che lega Taranto e Piombino, si è parlato soprattutto nella sala consiliare per sottolineare la mancanza di una politica industriale e della contrapposizione con cui è stato vissuto il rapporto tra ambiente, salute e lavoro. «Il rapporto tra economia e società è un rapporto anche di narrazione civile – ha sostenuto il leader di Sel, candidato alle primarie del centrosinistra – Vorrei che si potesse riunire in un unico tavolo nazionale i protagonisti della forze sociali di Piombino, Taranto, Terni e Trieste e delle altre città che vivono queste situazioni, insieme ai lavoratori e alle istituzioni, per discutere di questi temi».

È stata una piccola lezione di storia del movimento operaio, la prima parte del suo discorso al palazzetto, che ha attraversato le parte più significative dell’emancipazione dei lavoratori. «La crisi economia, ambientale, sociale ha persino cambiato le relazioni tra le persone. Il futuro – ha sottolineato Vendola – non è più un luogo della speranza, ma è vissuto come minaccia. È il luogo della precarietà e della paura». E alla sinistra Vendola chiede di riconsiderare le parole del proprio vocabolario «la prima non può che essere lavoro».

La flessibilità che si è trasformata in precarietà, in 47 tipi di contratti, persino giornalieri. È questa per Vendola la vera questione morale. Non è stato tenero con il Pd sull’articolo 18 dello statuto dei diritti dei lavoratori: «È stato uno sbaglio gravissimo votare la controriforma. Per questo propongo al centrosinistra di essere la coalizione del lavoro, a cominciare dal ripristino dei diritti fondamentali».

Parlando delle preoccupazioni dei lavoratori di Piombino, ha sottolineato che da decenni all’Italia manca una politica industriale. «L’unica volta che ho avuto a che fare con un ministro dell’industria competente è stato con Bersani. Serve una mano pubblica che indirizzi il sistema delle imprese nell’ambientalizzazione degli apparati produttivi e le medie imprese a fare sistema. Tutto puntando su una parola in cui credo molto: innovare».

Ma non c’è stata solo l’industria nel discorso di Vendola. Ha parlato anche di cultura, dello stato in cui versano, come a Pompei, i nostri beni culturali. E poi della difesa del suolo, ieri di estrema attualità con il nubifragi che hanno colpito la Toscana. «Anche la pioggia è percepita con paura. Abbiamo un territorio bucato dalla cementificazione. Un piano di riassetto idrogeologico è una priorità».

Ha citato il piano del lavoro di Giuseppe Di Vittorio per parlare di scuola, dello stato di sicurezza e di manutenzioni degli edifici, ma soprattutto della sua «dequalificazione che addestra alla precarietà». Ha severamente criticato la riforma Gelmini, mentre al contrario ha ricordato il ruolo che uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, dava alla scuola come strumento fondamentale per la democrazia. «Come si fa a non mettere risorse nella scuola e spendere miliardi per comprare caccia bombardieri?».

Uno dei passaggi più sentiti dal leader di Sel è stato quello sui diritti civili: testamento biologico, fecondazione assistita, unioni gay. «Dobbiamo abbattere il muro di ipocrisia delle classi dirigenti che si sono avvicendate in questi anni e che, mentre facevano a gara per il Familiy day, la notte s’ingegnavano ad allestire balletti burlesque e, in taluni casi, anche non facendosi mancare escort e un po’ di cocaina».

Sulle alleanze Vendola ha sostenuto che «saranno difficili se costruite nei laboratori di palazzo. Un’alleanza deve mettere in campo un progetto, un’idea dell’Italia, un Paese arretrato, che ha bisogno di più diritti civili e di libertà. È un Paese che va modernizzato».E infine il suo giudizio sull’ipotesi di un secondo governo Monti. «C’è un piccolo dettaglio, la democrazia. Si deve candidare. Le classi dirigenti si selezionano con il voto popolare». E sui contenuti a Monti chiede di occuparsi del 10% in meno di presenze industriali e del 35% di disoccupazione giovanile, dello scandalo dell’acquisto degli F35 mentre cresce la disperazione sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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