Il Tirreno

«Solo fango e dolore dopo l’alba da incubo»

di GIAN MARIO GENTINI*
«Solo fango e dolore dopo l’alba da incubo»

Il racconto di Gian Mario Gentini, responsabile della protezione civile «Nessuno si aspettava l’inferno: pochi minuti e il paese era in ginocchio»

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MARINA DI CAMPO. Temevamo un peggioramento delle condizioni meteo già da diversi giorni. Noi della protezione civile eravamo preoccupati, in allerta già dal 6 novembre. Ma nessuno, nemmeno la più accurata previsione, poteva aspettarsi quello che sarebbe successo dopo poche ore.

In realtà le avvisaglie c'erano già state: il 5 novembre un forte temporale tra la Corsica e l'Elba scarica in mare circa 23mila fulmini. L'allerta è massima su tutta l’isola. Il giorno successivo una forte sciroccata sferza Marina di Campo. Nel pomeriggio del 6 novembre mettiamo a punto i primi interventi per il ripristino della viabilità su tutto il lungomare con l'apertura delle foci dei fossi principali.

La tensione inizia a salire. Alle ore 23 ci riuniamo per predisporre un piano di intervento in caso di temporale. Ma le prime ore della notte passano tranquillamente. Intorno alle 4 è ben chiaro che qualcosa nelle previsioni sta cambiando, con una rapidità inaudita.

Un forte temporale sta investendo la costa occidentale dell'Elba. Ma i venti sono diversi da quelli attesi, le precipitazioni di conseguenza anche. Il nucleo temporalesco inizia a salire verso nord, aumenta di forza fino a colorarsi di viola, segno inequivocabile di violentissimo nubifragio. Seguiamo l'evolversi del temporale tramite le telecamere e le stazioni meteo fino a quando, alle 6, va via la corrente elettrica e un fulmine mette ko le stazioni di rilevamento. A quel punto la tensione si fa più forte, gli operatori di protezione civile escono per valutare i primi danni.

Sono le 6,30, il temporale, dopo aver creato i primi disagi, si abbatte su Marina di Campo con una forza devastante. In pochi minuti un muro d'acqua colpisce tutta la parte occidentale del territorio campese, un nubifragio che dal mare arriva fino alle colline sopra a San Piero. Preghiamo affinchè il nucleo temporalesco si allontani in fretta. E invece fa quello che non avrebbe dovuto fare, fermandosi proprio su Marina di Campo, autorigenerandosi sul mare per effetto dello scontro tra la tramontana al suolo proveniente da nord e le violenti correnti umide da sud. La cosa paradossale è che la parte nord dell'Elba non vede pioggia, perché riparata dal sottovento della tramontana, quella stessa che a pochi chilometri più ad ovest si appresta a generare la tragedia.

Ore 6,30, il fosso degli Alzi esonda, superando il ponte delle Caviere sulla strada di San Piero. Pochi istanti dopo riceviamo la prima chiamata di soccorso da un operaio che sta andando a lavoro, travolto dal fosso in piena e dalla violenza dell'acqua. Cinque minuti più tardi viene allertata la sala operativa provinciale di Livorno, le chiamate di soccorso sono già tantissime. Sono le 6,40 partiamo verso Marina di Campo con l'assessore Carpinacci e il sindaco di Marciana Marina Andrea Ciumei (presidente dell'intercomunale) che carichiamo alla Pila. Troviamo un paese in ginocchio, tutta Marina di Campo è sott'acqua. Tutto pare immobile ma allo stesso momento, l’aria è elettrica, tutto si fa convulso.

Alle 7 iniziano le operazioni di soccorso. Lentamente il temporale, ormai scaricatosi con tutta la sua potenza, raggiunge la zona nord dell'Elba, e finalmente, alle 13, smette di piovere. A Marina di Campo restano solo fango e detriti, auto incastrate, urla e pianti. Ma soprattutto resta una donna, immobile, in mezzo al fragore dell'acqua che scorre.

(*) Responsabile protezione civile Elba Occidentale

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